Renzi e le unioni gay (guai a chiamarle matrimoni)

renzi_unionigay Cosi oggi dal sito de L’Unità, che stamani addirittura usava “Renzi e le unioni gay” come titolo di apertura in home page.
Ovviamente si fa riferimento a quanto detto dal premier sabato mattina in assemblea, ovvero che dopo la legge finanziaria si riprenderà a parlare di unioni gay… guai a chiamarle con il loro nome: “matrimoni”.
Il modello preferito dal premier è – come già detto in passato più volte – quello delle “Civil Partnership alla tedesca” – nome inglese che fa fico ma contenuti tedeschi – che non prevedano però le adozioni se non nel caso di una coppia in cui già esistono figli di uno dei due partner ed in quel caso si applica la “Step Child Adoption” – di nuovo l’inglese – ovvero la possibilità di adottare i figli del partner.
Di questo annuncio e soluzione Aurelio Mancuso ne è entusiata, al punto da scrivere su Huffington Post “Renzi può entrare nella storia.
Personalmente non sono affatto entusiasta ma realista e con i piedi per terra e non parlo di qualcosa di cui ancora non abbiamo letto nulla e siamo solo alle chiacchiere.
Preferisco pensarla come Simone.
Inoltre faccio notare che insieme a questa notizia il premier ha parlato anche di quoziente familiare…
Ebbene, mi è stato rinfacciato che se mi unisco civilmente – si dirà cosi? – col mio compagno e facciamo 4 figli allora il quoziente familiare varrà anche per me.
Ora, al di la del fatto che con questo ragionamento l’autodeterminazione delle persone e delle famiglie – ovvero la libertà di scegliere o meno di fare figli – se ne va a far fottere, quello che maggiormente mi irrita è che continuiamo a ragionare in termini di welfare familistico, dove la persona in quanto tale vale meno della “famiglia”.
Ottimo direi nel XXI secolo.
Inoltre, dal momento che abbiamo una porcata di legge che vieta sia l’inseminazione artificiale per le coppie lesbiche che la paternità mediante madre surrogata, per una coppia di persone lesbiche o omo fare figli vuol dire rivolgersi a strutture estere. Con le necessarie spese.
E chi non può permetterselo?
Per cui:

  • discriminati perché uniti civilmente e non sposati,
  • discriminati perché impediti ad accedere alle adozioni,
  • discriminati da un welfare familistico,
  • discriminati, eventualmente, da condizioni economiche.

Qualcos’altro?

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