20 anni di PRIDE – RomaPRIDE 2014

romapride2014 (4)Il Roma PRIDE compie quest’anno 20 anni.
Era il 1994 quando per la prima volta si organizzò un “gay pride” nella capitale, da allora tanta acqua è passata sotto i ponti.
Nel 1994 non ero ancora a Roma, inoltre non ero ancora nemmeno pienamente consapevole di chi io fossi realmente, ma dal 1999 – anno del mio trasferimento nella capitale – ho partecipato a tutte le parate tranne che ad una di cui non condividevo alcuni aspetti che per fortuna si sono poi superati gli anni successivi.
Ci sono stati anni in cui si discuteva di pride nazionali e di pride locali, non considerando adeguatamente – a mio parere – l’impatto ed il peso maggiore che una manifestazione ha anche solo perché svolta nella Capitale. Ci sono stati anni in cui le parate erano piene di partecipanti ed anni in cui erano più contenute. Nel frattempo siamo passati attraverso un World PRIDE nell’anno del Giubileo ed un EuroPRIDE, entrambi svoltisi a Roma, che hanno dato visibilità internazionale alla nostra città, al movimento LGBTQI romano ed italiano, oltre che alla scarsa propensione ad interessarsi alle tematiche sollevate in quelle occasioni della classe politica e di governo, per non parlare della inesistente volontà a rispondere adeguatamente.
Infatti, nonostante tutto quanto avvenuto dal 1994 ad oggi ancora mancano risposte, nonostante il discorso sui sacrosanti diritti delle persone LGBTQI sia argomento di discussione quotidiana nella società come nella politica: se ne parla da destra a sinistra, in modo conservatore/reazionario o progressista. C’è chi ancora si ostina a non chiamarli “diritti”, e sappiamo che le cose se non le chiami per nome è solo perché non vuoi farle, chi punta al ribasso, chi propone soluzioni furbesche e “laterali” pensando di aggirare ostacoli. Per non parlare poi degli interventi culturali e formativi che andrebbero messi in campo, insieme agli interventi legislativi, per far crescere quella “cultura della diversità” che tanto spaventa perché dà una visione più ampia – e veritiera – di quella che è la società odierna.
Risulta quindi evidente perché ancora oggi è necessario organizzare un pride a forte connotazione politica ma apartitica e non solo una festa celebrativa dei moti di Stonewall (per un po’ di storia del PRIDE e dei moti di Stonewall basta una veloce ricerca in rete, anche su Wikipedia), quella si farà, e sarà meravigliosa, quando non ci saranno più richieste da portare in piazza. Oggi serve organizzare un pride perché una larga fetta della popolazione non sia più costituita da persone al margini della legalità, con gli stessi doveri di tutti ma con un numero ridotto di diritti, serve organizzare un pride per tutte quelle persone non libere di essere quel che sono, di vivere la propria vita con limpidezza e serenità come avrebbero diritto, come tutti.
Penso quindi che partecipare alla manifestazione del pride, e nello specifico del Roma PRIDE, prescinde dalla propria appartenenza politica perché tale partecipazione ha a che fare con la richiesta di ottemperare a ciò che è scritto nella nostra Carta Costituzionale all’Art. 3. Partecipare è semplicemente reclamare ciò che ci è dovuto come realizzazione di uno status quo e tale richiesta è indipendente da quello che è il nostro impegno quotidiano per raggiungere una società migliore secondo il modello a cui ognuno di noi aspira.

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