Omofobia

Rientro a casa sul tardi come sempre dopo una giornata di lavoro. Una giornata in cui tra le tante solite brutte notizie ne trovo anche una “orgogliosa”, il giornalista Alessandro Baracchini di Rai News 24 ha fatto comingout in diretta, bravo Alessandro.

Accendo il pc dopo essermi spogliato e su faccialibro leggo di un altra aggressione violenta ai danni di un gay: Guido Allegrezza.
Con Guido abbiamo dei trascorsi comuni, ai tempi di “We Have A Dream” ovvero le fiaccolate spontanee che un paio di anni fa si organizzavano a Roma proprio per accendere una luce sulla dilagante omofobia e transfobia italiana e sulla violenza che da questa deriva.
Quell’esperienza finì cosi come nacque, spontaneamente e da allora con Guido siamo tornati a rapporti poco più che formali (anche per via di alcune divergenze di vedute).
Ma ieri sera non ce l’ho fatta. Non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo, a non guardare quella foto e a non leggere tutto quanto – inevitabilmente – è comparso in rete, perché finche non accade a qualcuno che conosci non ti sembra possibile che possa accadere, anche a te magari.
E cosi mi son sentito ferito ed impaurito. Ed ho pensato subito chi o cosa colpevolizzare – ovviamente non Guido – per quanto accaduto. La politica? La Chiesa. Il Vaticano? La dilagante cultura maschilista e machista che ci portiamo indietro da secoli?
Sono arrivato alla conclusione che tutte queste cose cose sono colpevoli. Inevitabilmente. E mi fermo qui perché questo non vuole essere un post politico ma uno stimolo di riflessione per chi lo legge ed un mio modo di buttar fuori il dolore che ho dentro da ieri sera.

Resta ovviamente tutta la mia solidarietà e vicinanza a Guido Allegrezza, ed a tutti gli altri che in questi giorni hanno passato le stesse brutte avventure. E a tutti quelli che le passeranno, perché l’omofobia è ancora troppo al di là dall’essere sconfitta.

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Un pensiero su “Omofobia

  1. Tutta la mia solidarietà a Guido. Non c’è nessuna spiegazione alla violenza all’odio per una definita da qualcuno che se ne arrogato il diritto, categoria. Spesso, in quanto donna, ho ancora quella paura atavica, quando sono in posti che non mi fanno sentire sicura, e so che non sono paranoica,purtroppo. Pensare che l’essere rispettati, dipenda dal Pese in cui ti trovi, e dalla cultura degli altri è sconvolgente. Non c’è il rispetto della persona, né alcuna voglia di conoscenza.Ci infilano tutti in categorie per far prima le file. Io donna mi ci sento, ma penso di essere molto oltre, gay non può essere uno stato esistenziale, non ha senso per me. E’ che ‘sto mondo lo vogliono tutto, da spartire in pochi e inventano categorie sempre nuove per gettare via la gente. Ultimo, scusa la dilungaggine:

    spero di non aver sbagliato 😉 Buona giornata

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