Famiglie anche noi

Probabilmente la pubblicazione di questo articolo su L’Espresso cosi poco tempo dopo la famosa sentenza1 della Corte di Cassazione, insieme al titolo scelto per la copertina, ci avevano fatto credere si parlasse di qualcosa di diverso.
Io, abbonato de L’Espresso, l’ho letto subito, quasi con ingordigia, e sin dalla prima lettura ho avvertito che c’era qualcosa che non andava. Mi sono accorto che il contenuto dell’articolo non rispecchiava le mie aspettative ma anche che era al tempo stesso troppo generico da risultare confusionario.

L’articolo, in principio, mescola tra loro situazioni familiari di “gente che non si sposa perché è vietato, come nel caso degli omosessuali”, di “gente che non ce la fa più. Strozzata dalle lungaggini di un divorzio all’italiana”, di “coppie stabili che – per ragioni economiche – non convivono” e di “vedovi che si danno assistenza reciproca”, per dare qualche esempio, e tutto questo lo fa parlando di famiglie di serie B – il che è vero – senza però andare a discriminare le differenze sostanziali che ci sono tra le varie tipologie.

Quello che ne vien fuori è comunque un ottimo articolo, una fotografia perfetta della società odierna, nulla da eccepire, ma che tende a confondere il lettore medio poco addentro alle tematiche che non pensa che una coppia di persone dello stesso sesso non si sposa perché gli è preclusa la scelta mentre invece una di divorziati potrebbe farlo se le procedure di separazione/divorzio fossero più rapide e loro lo volessero. Cosi come si mescola la realtà di una coppia di persone dello stesso sesso, che basano il loro rapporto principalmente sull’amore, con due anziani pensionati che magari convivono per semplice mutuo soccorso.
Ovvero, si mischia il diritto ad una pensione dignitosa con i diritto di decidere del proprio futuro familiare.

Ovviamente dopo una simile introduzione invece l’articolo verte a parlare di situazioni più affini alle problematiche delle coppie GLBT riportando esempi di soluzioni trovate in alcuni comuni – i Registri – e di realtà esistenti ma non riconosciute, quali quelle delle famiglie arcobaleno e delle coppie sposate all’estero.

Ne deduco che forse il vero tema di cui parlare era proprio quello della discriminazione effettuata dallo stato nei confronti delle persone gay e lesbiche che vorrebbero metter su famiglia ma non possono, e non quello di coppie etero che potrebbero, volendo, ma sono impedite a farlo da altri problemi, o che proprio non vogliono.

Bastava dirlo


1 La sentenza citata è la n. 4184/2012 che afferma tra l’altro: le persone omosessuali conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla “vita familiare

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2 pensieri su “Famiglie anche noi

  1. Non riesco proprio a capire perchè si debba impedire alle persone di vivere con chi vogliono e di avere non dei “privilegi” ma dei “diritti” come tutti. Da donna etero nei casi in cui mi è capitato di parlarne, con amici, parenti, la mia argomentazione è sempre la stessa: scusa ma perchè ci deve essere al mondo chi dice agli altri chi amare e chi no?

    … ovviamente nessuno mi ha mai saputo dare una risposta… se non qualche tipo non molto sveglio che si è speso nelle solite banalità.

    😉

  2. Bastava?!

    Oh, sicuramente bastava dirlo ma la legge del marketing, assai spietata e ingiusta, avrebbe abbattuto la tiratura del numero e questo preoccupa più dei ” gay ” che non si sposano.

    Vuoi mettere sbattere in copertina un titolo così evocativo e un’immagine così suggestiva ? Aiuta, eccome. Loro, non i gay.

    Poi, all’interno, prevedibile, poche parole su tanti temi, tutti utili per carità.
    Statistica, sociologia e una fotografia ” insalata mista ” di una società che cambia ( novità di oggi ? ) e che per varie ragioni – economiche, di volontà o di diritto – impedisce una vita sociale, in comunità, protetta e garantita ad alcuni soggetti iscritti all’anagrafe tributaria.

    Vabbé, impegnati. Impegnati a calcolare l’IMU che sarà solo un acconto standard.
    Anzi, impegnatevi!

    À la prochaine fois, mon ami.

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