Arcigay risponde a Ivan Scalfarotto

In risposta alla lettera che Ivan Scalfarotto scrive ieri al Movimento GLBT, arriva oggi la risposta di Paolo Patané, Presidente di ArciGay.

Caro Ivan,

voglio ringraziarti per la tua lettera al Movimento e condividere alcune brevi riflessioni per argomentare interesse rispetto ad una posizione che trovo assolutamente nuova ed importante.

Credo che sia patrimonio condiviso, ma mai abbastanza, la consapevolezza che solo alcuni precisi parametri individueranno l’autentica natura progressista di qualsivoglia formazione politica, partitica o alleanza di Governo. Tra questi la reale adesione ai principi culturali, sociali, politici, economici dell’Unione europea e i diritti lgbt come autentico e decisivo banco di prova per la Democrazia e per l’applicazione del principio costituzionale della piena uguaglianza.

Al di fuori di questi paletti ci troveremo in un altrove che di progressista e di politicamente alto e significativo possiederà ben poco.

Mi sembra che a tutto questo, si debba aggiungere una considerazione ulteriore.

Il Movimento lgbt, e il Paese, pagano un prezzo altissimo a una legge sciagurata, il “porcellum” che ha di fatto tolto a tutt* il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Si è così interrotta, anche per noi, una relazione e un dialogo antico con il più grande partito della sinistra che ha scelto, al posto nostro, con chi rapportarsi per parlare di noi. Questo non ha fatto bene a nessuno: né ai partiti, che hanno continuato a non cogliere l’essenza vera delle nostre istanze, né tanto meno a noi, che abbiamo subito scelte e decisioni mai condivise e su cui non siamo stati ascoltati o consultati. E tutto questo ha un ruolo pesantissimo nella serie di conflitti, incomprensioni e ritardi che tutti conosciamo.

Oggi, per la prima volta, con la tua lettera, un autorevole esponente del PD, per giunta il Vicepresidente del Partito, non ci dice che cosa dobbiamo fare o accettare, ma ci chiede che cosa abbiamo da dire.

E’ un cambiamento di atteggiamento che ha un senso politico altissimo e che ripristina attraverso te un canale di comunicazione corretta con il PD. Comunicazione che ritengo indispensabile soprattutto perché la sua assenza continua a pesare negativamente nell’affermazione della battaglia dei diritti lgbt e nella definizione di un programma politico del vostro partito sui diritti in genere, sui temi “etici” e di laicità dello Stato.

Guardo dunque a questo passaggio come ad una possibilità per riaprire uno spazio per il bene delle persone, e come segnale di una politica più concreta e vera, quella politica che afferma in modo netto il principio di reciproca e dialogante autonomia che deve contrassegnare il rapporto tra partiti e movimenti e tra sociale e politico.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

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