Discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge “Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia (A.C. 2802-A)”


Quanto segue è lo stenografico non corretto in corso di seduta della discussione avvenuta ieri 26 luglio 2011 in merito alle pregiudiziali di costituzionalità sollevate nei confronti della legge “Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia (A.C. 2802-A)”, pregiudiziali che come sappiamo sono state approvate e che hanno conseguenza la bocciatura della legge stessa.
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XVI LEGISLATURA

Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 507 di martedì 26 luglio 2011

INDICE

Seguito della discussione della proposta di legge: Soro ed altri: Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia (A.C. 2802-A) (ore 16,06).

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Buttiglione ed altri n. 1, Bertolini ed altri n. 2 e Lussana ed altri n. 3(vedi l’allegato A – A.C. 2802-A)
Ove respinte, si passerà all’esame della questione sospensiva Bertolini ed altri n.1.

Ricordo che, a norma del comma 4 dell’articolo 40 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate avràPag. 32luogo un’unica discussione, nella quale potrà intervenire, oltre ai proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi) di ciascuno degli strumenti presentati, un deputato per ciascuno degli altri gruppi.

Chiusa la discussione, l’Assemblea deciderà con unica votazione, atteso che tutte e tre le questioni pregiudiziali risultano sollevate per motivi di costituzionalità.

L’onorevole Lussana ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 3.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto colgo l’occasione di questo dibattito per ribadire la più severa condanna da parte del gruppo della Lega Nord nei confronti di ogni forma di discriminazione sessuale e, di conseguenza, l’inaccettabilità di ogni forma di violenza e condotta offensiva che abbia come motivazione il modo in cui la vittima vive la propria sessualità
Dico questo perché non vorrei che la presentazione della nostra questione pregiudiziale, e quindi la nostra contrarietà di fondo al provvedimento, venga strumentalmente utilizzata per lanciare accuse di omofobia che noi rimandiamo effettivamente al mittente

La nostra Assemblea si è già occupata della questione in esame e, infatti, nella seduta del 13 ottobre del 2009, ha approvato una questione pregiudiziale di costituzionalità presentata proprio dall’UdC che ravvisava nel testo alcune violazioni dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Sono passati circa due anni, ma a nostro giudizio quelle motivazioni restano ancora valide ed il testo al nostro esame, purtroppo, non ha superato quei limiti ed il conflitto con la nostra Carta costituzionale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI (ore 16,09)

CAROLINA LUSSANA. Infatti, di che cosa stiamo parlando? Stiamo introducendo norme per la tutela di vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia, però queste norme presentano diversi profili di violazione della Costituzione.
In particolare, la disposizione dell’articolo 1 viola il principio di uguaglianza, così come sancito dall’articolo 3 della Costituzione, sotto il profilo della ragionevolezza della discriminazione introdotta dalla nuova circostanza aggravante. Essa consiste, per l’appunto, nell’avere, nei delitti non colposi contro la dignità e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia intesi come odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale di una persona verso persone del suo stesso sesso, persone del sesso opposto e persone di entrambi i sessi.
Appare evidente che la circostanza aggravante, così configurata, offra una protezione privilegiata alla persona offesa in ragione del proprio orientamento sessuale.
In particolare, discrimina tra chi subisce forme di violenza, perché vi è una tutela rafforzata del motivo sottostante l’azione (l’odio che si viene a definire come omofobia e transfobia) rispetto, invece, a chi subisce altre forme di violenza.
In questo modo, quindi, si introdurrebbe un trattamento diverso nel sanzionare delitti non colposi senza alcuna ragionevole giustificazione, né nella logica del maggior danno, né del maggior pericolo per il bene giuridico tutelato dalla norma penale secondo la giurisprudenza costante della Corte costituzionale. Infatti, la nostra Corte costituzionale prevede delle tutele differenziate solo in ragione o della logica del maggior danno o del maggior pericolo per il bene giuridico tutelato. Quindi, con la finalità in sostanza di rimuovere una discriminazione di fatto se ne andrebbero a creare delle altre. Infatti, non solo non si giustificherebbe la previsione dell’aggravante specifica per l’atto offensivo motivato dall’omosessualità o dalla transessualità del soggetto passivo e non per altri atti offensivi basati su motivazioni magari di medesima o anche superiore gravità sostanziale. Penso, ad esempio, ai reati commessi in ragione della condizione dihandicap o di malattia della persona offesa o della sua età anziana o in un contesto di prevaricazione e assoggettamento. Peraltro, si tratta di situazioni nelle quali sussiste un oggettivo status di debolezza della vittima.
Ma veniamo anche ad un altro profilo di contrasto con la nostra Costituzione: la norma che configura, infatti, la citata aggravante presenta caratteri di indeterminatezza tale da porsiPag. 34in contrasto con l’articolo 25 della Costituzione. Nella delicata indagine circa la ricorrenza dei motivi di omofobia e transfobia che determinerebbero l’aggravante della pena si fa riferimento a motivazioni di odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale. Ebbene in assenza di una nozione di orientamento sessuale, la circostanza aggravante nella parte in cui dà rilevanza all’orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale.
L’indeterminatezza concettuale dell’espressione di orientamento sessuale per la genericità del disposto normativo non consente di individuare le fattispecie meritorie di una particolare tutela e contrasta con elementari principi costituzionali che impongono la prevedibilità delle conseguenze delle proprie condotte in particolar modo di quelle penalmente rilevanti. A proposito, si veda la sentenza n. 370 del 1996. L’eventuale tentativo, inoltre, di definire in maggiore dettaglio le motivazioni in presenza delle quali ricorrerebbe l’aggravante in oggetto sortisce l’effetto opposto, ossia quello di accrescere a tal punto l’ampiezza delle fattispecie da rendere estremamente discrezionale l’apprezzamento del giudice sull’intenzione dell’autore del reato e sugli orientamenti personali della persona offesa.
Sul punto occorre ricordare che le aggravanti previste dal nostro sistema penale che fanno in tal modo riferimento ad una posizione soggettiva della persona offesa si fondano su caratteristiche oggettive che rimandano o all’età della persona offesa, come ho detto, o alle condizioni di disabilità oppure a qualità che sono riscontrabili oggettivamente, come quella di pubblico ufficiale o di persona incaricata di pubblico servizio o di persona rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di culto ammesso nello Stato ovvero di agente diplomatico o consolare di uno Stato estero nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni di servizio.
Quindi, la disposizione in esame – poiché non si basa sul presupposto di condizioni oggettive – difetta dei caratteri di tassatività e di determinatezza imposti dall’articolo 25 della Costituzione, così configurando una condizione di minorità della persona offesa non basata su motivi oggettivi.
Per tutte queste ragioni e perché riteniamo tale testo proposto in contrasto con il principio di pari dignità socialePag. 35di tutti i cittadini affermato dall’articolo 3 della nostra Costituzione, il gruppo della Lega Nord Padania ha presentato questa questione pregiudiziale di costituzionalità e, quindi, si dichiara contraria al prosieguo dell’esame della proposta di legge in discussione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L’onorevole Buttiglione ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati a pronunciarci ha un impatto pratico limitato ma un valore simbolico molto elevato. Si tratta di riconoscere, come aggravante per alcuni reati, l’aver agito per una motivazione di ostilità verso la omosessualità. Ogni norma introdotta nell’ordinamento giuridico viene posta per un qualche fine. Cominciamo con il domandarci quale sia la finalità di questa norma. Alcuni dicono che la norma vuole reagire ad aggressioni contro gli omosessuali compiute per un’ostilità preconcetta nei loro confronti. Domando al Governo e al Ministro dell’interno se risulti un incremento significativo di tali aggressioni negli ultimi anni o negli ultimi mesi. So bene che alcuni casi sono stati denunciati di recente, ma non è mi chiaro se il fenomeno sia in aumento o se, invece, sia semplicemente cresciuta l’attenzione dei giornali nei suoi confronti. A me, personalmente, sembra che il livello di accettazione nei confronti degli omosessuali sia piuttosto cresciuto che non diminuito nella società italiana ma, ovviamente, il legislatore non si può basare su percezioni soggettive e per questo sarebbe bene avere, dal Ministro dell’interno e dal Ministro della giustizia, dati certi sulla estensione e sulle tendenze evolutive del fenomeno.
Ammettiamo, tuttavia, per ipotesi che il fenomeno sia in crescita e, anzi, abbia assunto una dimensione preoccupante e si renda necessaria una repressione più intensa da parte dello Stato. Siamo sicuri che la cosa migliore da fare sia incrementare la sanzione penale? In Italia tutti concordano, a parole, sulla necessità di considerare la sanzione penale come l’ultima trincea della difesa sociale e, quindi, concordano teoricamente sull’opportunità di depenalizzare il più possibile la difesa sociale. Tuttavia, in ogni occasione si invocano o si prevedono nuove aggravanti e nuovi reati, come se questo fosse l’unico modo di combattere il crimine o, almeno, di dimostrare solidarietà alle vittime. Già Alessandro Manzoni e, prima di lui, suo nonno, Cesare Beccaria, hanno insegnato che ciò che intimorisce i delinquenti e protegge i cittadini non è l’elevatezza della pena, ma la certezza della pena e la rapidità della sua irrogazione. Ha più effetto deterrente di difesa sociale la certezza di subire, senza indugio, una pena mite che non la probabilità teorica di subirne una più grave.
Nell’era premoderna la maggior parte dei reati rimaneva impunita, tuttavia sui pochi delinquenti che riusciva a catturare la società si vendicava con straordinaria ferocia: scontavano la pena per se stessi e anche per tutti quelli che erano riusciti a farla franca.
La scienza moderna del diritto penale inizia invece affermando il principio esattamente opposto: anche ammettendo, dunque, per ipotesi che esista un legittimo allarme sociale per una crescita di aggressioni omofobiche è probabile che la risposta adeguata non sia un aumento delle pene, ma piuttosto un maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, soprattutto nelle aree più frequentate dalla comunità omosessuale e un maggiore impegno degli investigatori, accompagnato da misure idonee a migliorare la preparazione professionale e l’equipaggiamento tecnico. In quest’ambito, siamo pronti a dare tutto il nostro sostegno alle misure che il Governo intenda eventualmente proporre, dopo avere verificato le dimensioni reali del fenomeno e le sue tendenze evolutive.
Sarebbe anche desiderabile un maggiore impegno dell’autorità giudiziaria nel perseguimento di questi reati, ma – come è noto – vige in Italia il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e nessuno – meno che mai il Parlamento – può permettersi di chiedere ai giudici di intensificare la repressione di un certo tipo di reati a causa dell’allarme sociale e della sensazione di insicurezza che essi provocano.
Abbiamo visto le ragioni per le quali l’aggravante proposta appare verosimilmente di scarsa efficacia e come, per reprimere le aggressioni omofobiche, altri siano gli strumenti eventualmente da adottare.
Veniamo adesso alle ragioni per le quali essa è evidentemente incostituzionale. La nostra Costituzione, come tutte le Costituzioni moderne, si fonda sull’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Nel mondo moderno gli esseri umani non erano tutti uguali: un osso rotto ad un uomo non aveva lo stesso valore di un osso rotto ad una donna, quello di un cristiano non aveva lo stesso valore di quello di un ebreo ePag. 39quello di un lombardo non aveva lo stesso valore di quello di un latino e – meno che mai – quello di un servo non aveva lo stesso valore di quello di un uomo libero. Esisteva un tariffario nel quale era registrato il diverso diritto di ogni categoria di sudditi. A questo pone fine…

PRESIDENTE. Pregherei i colleghi di ascoltare o comunque di consentire di ascoltare a chi vuole farlo. Prosegua pure, onorevole Buttiglione.

ROCCO BUTTIGLIONE. Nel continente europeo – la storia del diritto anglosassone è diversa – la rivoluzione francese ha posto fine a questa situazione e questo è un retaggio della grande rivoluzione, nel quale tutti ci riconosciamo. La norma della quale stiamo parlando ci riporta indietro verso un diritto personale che crea situazioni di privilegio o di svantaggio davanti alla legge. Lo stesso reato, commesso contro un omosessuale, verrebbe punito in modo diverso se commesso contro un eterosessuale. Perché? Si potrebbe rispondere che i comportamenti di chi aggredisce un altro essere umano senza nessuna provocazione per un semplice intento discriminatorio è particolarmente abietto e merita di essere punito con particolare severità. La risposta però non colpirebbe nel segno: l’aggravante dei motivi abietti o futili esiste già nell’ordinamento e si applica alle aggressioni contro gli omosessuali per ragioni di omofobia esattamente come si applica alle aggressioni contro i marocchini per ragioni di marocchinofobia o a quelle contro i campani per ragioni di campanofobia.
A questa mia argomentazione è possibile opporre due obiezioni, che mi appresto ora a discutere. La prima dice che in altri Paesi una norma simile esiste: è vero, negli Stati Uniti e in altri Paesi si è affermato, già diversi anni fa, il principio dellaaffirmative action. All’inizio esso fu introdotto per favorire l’integrazione della comunità negra; si tratta di una discriminazione positiva adottata per compensare gli effetti di un lungo periodo di discriminazione negativa. Più tardi, il principio fu esteso anche ad altri ambiti.
Oggi molti giuristi americani preferirebbero non averlo mai introdotto e cercano comunque di limitarne per quanto possibile l’applicazione. Infatti, una volta cominciato è assai difficile fermarsi, ogni gruppo abbastanza forte reclama per sé stesso vantaggi particolari e privilegi in competizione ed in lotta gli uni con gli altri. La maggioranza dei cittadini finisce con il sentirsi discriminata per i privilegi di cui godono diverse minoranze e alla fine il tutto produce non più integrazione ma più disintegrazione. Non sempre quello che fanno in altri Paesi è lodevole e da imitare, soprattutto quando, alla lunga, i risultati risultano essere assai diversi da quelli auspicati all’inizio.
La seconda obiezione possibile è che, in realtà, un principio di discriminazione positiva sarebbe già entrato nel nostro ordinamento. Si adducono a questo proposito numerosi esempi, di questi uno solo è pertinente: l’ordinamento riconosce in alcuni casi una particolare protezione ai cittadini di religione ebraica. Conosciamo tutti le ragioni storiche e morali che stanno alla base di questa eccezione, si tratta tuttavia di un’eccezione e tale, a mio avviso, deve restare. Si usa dire che ogni regola ha le sue eccezioni, questa è la nostra eccezione, ma, se le eccezioni si moltiplicano, la legge cessa di funzionare. Naturalmente ciascuno di coloro che reclamano un’eccezione per sé stessi presenta il proprio caso come unico e irripetibile, in realtà ogni cedimento indebolisce il principio e prepara quello successivo, alla fine avremmo tante eccezioni e nessuna legge.
I sostenitori di questa proposta di legge fanno riferimento anche ad altre figure che godono di una particolare protezione legislativa: prendiamo per esempio il pubblico ufficiale, le altre gli somigliano. Il pubblico ufficiale gode di una protezione accresciuta per due regioni: può trovarsi in situazioni che lo espongono ad atti di ostilità a causa dell’ufficio che ricopre, inoltre attraverso di lui si aggredisce lo Stato che egli rappresenta. Nel caso dell’omosessuale, queste due ragioni non ricorrono. Cosa si difende nell’omosessuale oltre la dignità della persona umana?

PRESIDENTE. Onorevole Buttiglione, la invito a concludere.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Questa dignità è uguale per tutti. Noi riteniamo che il principio dell’eguaglianza davanti ai cittadini vada preservato anche in questo caso, venir meno ad esso contrasterebbe con il diritto naturale e con la Costituzione italiana (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L’onorevole Pecorella ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bertolini ed altri n. 2, di cui è cofirmatario.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, voglio dire subito, con forza e con convinzione, che ogni condotta dettata da un movente discriminatorio è particolarmente odiosa, perciò il punto di partenza nell’esame del testo all’attenzione dell’Aula non può che essere costituito ovviamente dall’inaccettabilità di qualsiasi condotta offensiva motivata dai modi in cui la vittima vive la sua sessualità. Ciò che va visto sul piano costituzionale è se il movente così indicato – cioè le modalità con cui la vittima vive la sua sessualità – crei una disparità di trattamento irragionevole e perciò in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione.
La ratio della norma è la discriminazione come movente particolarmente riprovevole a cui corrisponde una più efficace tutela della vittima. Ci sono sicuramente altre forme di discriminazione che non sono meno gravi e che non sono tenute in considerazione, non meno gravi e riprovevoli di quelle contenute nell’aggravante al nostro esame; si pensi ai reati commessi in ragione delle condizioni di handicap o di malattia della persona offesa, o della sua età o delle sue convinzioni politiche. Ma per un altro profilo l’aggravante entra in collisione con i principi costituzionali: mi riferisco al diritto alla privacy. In materia sessuale il nostro codice, benchè sia del 1930, ha tenuto particolarmente conto della tutela della vittima di abusi sessuali, prevedendo la querela così da lasciare a lei – cioè alla vittima – la valutazione se esporsi alla curiosità del pubblico o se preferire non procedere in sede penale. L’aggravante viceversa imporrebbe oggi che la condizione sessuale di un dato individuo divenga comunque oggetto di un accertamento pubblico e giudiziario.
Credo che, anche da questo punto di vista, la norma, così com’è stata scritta, e cioè non collegando ad alcuna possibilità per la vittima di scegliere il silenzio piuttosto che non l’esposizione al pubblico, determini una violazione della privacy.
Vi è un altro profilo che merita attenzione dal punto di vista costituzionale: il principio di tassatività. È troppo vago il concetto di orientamento sessuale. Perciò, per tornare, invece, nell’alveo della costituzionalità e per proporre una norma accettabile, partendo dal presupposto che ho subito detto, e cioè che qualunque discriminazione per motivi sessuali o per altri motivi deve essere particolarmente rimarcata dall’ordinamento, da un lato, la norma dovrebbe tenere conto di tutti i casi di discriminazione indicati dall’articolo 3, e cioè, oltre al sesso, la razza, la lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali o sociali; dall’altro, la norma dovrebbe dare un contenuto più preciso a quel concetto di orientamento sessuale della vittima che è, francamente, difficilmente definibile ed afferrabile.
Credo, quindi, che la norma non sia di per sé da rigettare, ma ponga un problema serio, che è quello della discriminazione come movente di comportamenti criminali, ma, così com’è scritta, è in contrasto con un principio cardine, che è quello della parità con altri moventi ugualmente gravi, ed è in contrasto con il principio della chiarezza e della tassatività, che è e deve essere alla base di qualunque norma, per escludere l’arbitrio da parte del giudice.
Quindi, con la convinzione che il problema esiste, sostengo, però, che la norma, così com’è scritta, sia in contrasto con la Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Donadi. Ne ha facoltà per cinque minuti.

MASSIMO DONADI. Signor Presidente, l’Italia dei Valori voterà contro tutte le questioni pregiudiziali di costituzionalità. Lo faremo con grande determinazione, convinti come siamo che il sostegno ad una proposta di legge che argini e prevenga la discriminazione e la violenza contro le persone omosessuali e transessuali sia un atto di civiltà e di progresso politico e sociale.
La forza di una democrazia poggia proprio sul rispetto e sulla difesa che assicura alle minoranze e l’approvazione di questa proposta di legge darebbe un segno netto della qualità della nostra democrazia e della nostra civiltà giuridica; la darebbe a questa Assemblea, innanzitutto, e a tutti i cittadini.
Con l’insistente rifiuto di approvare un’efficace tutela contro l’omofobia e la transfobia, invece, il Parlamento viene meno al dovere fondamentale, di natura morale ancora prima che politica, di dare protezione a tutti i cittadini e di contribuire a realizzare un’uguaglianza sostanziale, che la nostra Costituzione ci impone.
Voteremo contro anche perché tutte le questioni pregiudiziali ci appaiono prive di rilievo giuridico e appaiono soltanto come il frutto di un giudizio, o, peggio ancora, di un pregiudizio di natura morale nei confronti dell’omosessualità o della transessualità. È del tutto infondato, innanzitutto, sostenere che mancherebbe addirittura nel nostro ordinamento la nozione di orientamento sessuale o di identità di genere, in quanto si tratterebbe – così si è affermato – di una caratteristica mutevole, frutto di scelte legate alla propria sfera personale, e nello specifico, alla vita sessuale.
Non è così! L’essere eterosessuali o omosessuali è una condizione della persona; non è un vizio, una malattia della quale ci si possa in qualche modo liberare
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).
L’orientamento sessuale è una condizione ascritta all’uomo, che l’individuo non sceglie, non determina, ma che al massimo può decidere di manifestare o meno all’esterno, a volte con grande difficoltà e tra mille conflitti (Commenti del deputato Polledri).
Se non si parte dalla condivisione di questo fondamentale concetto, non è nemmeno possibile avere tra di noi – lo dico con onestà, colleghi – un serio e vero confronto su un tema e su un intervento legislativo così difficile e delicato come questo. Del resto, come potete negare che l’orientamento sessuale, come fattore di rischio soggettivo nel diventare vittime di reati, sia già oggi contenuto nella nostra legislazione e addirittura indicato dai Trattati fondativi dell’Unione europea? Gli articoli 10 e 19 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea stabiliscono rispettivamente che l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale e ad adottare ogni provvedimento necessario per evitare il ripetersi di queste circostanze.
E, ancora, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta qualunque discriminazione fondata, tra le altre, sull’orientamento sessuale.
Le questioni pregiudiziali, poi, sono infondate anche quando sostengono che questa proposta di legge violerebbe l’articolo 3 della Costituzione, introducendo un trattamento differenziato dei reati commessi in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima rispetto ad altre situazioni ugualmente meritevoli di tutela, in cui i delitti contro la persona sono ugualmente commessi in ragione o approfittando dello stato in cui la persona versa. Qualcuno ha fatto addirittura l’esempio degli anziani o dei barboni, come persone che potrebbero essere ugualmente meritevoli di una tutela specifica. Ma come non si può vedere che il numero elevatissimo e sempre crescente di atti di omofobia e di transfobia richiedono che il legislatore provveda e con urgenza ad una tutela adeguata?
Così pure del resto è già stato fatto per svariate altre situazioni di potenziale rischio. Penso alle norme che vigono – e che abbiamo approvato anche di recente in questo Parlamento – a favore dei portatori di handicap, dei minori, degli stranieri o di chi rischia di essere vittima di un reato nell’esprimere una fede religiosa.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Donadi.

MASSIMO DONADI. Il fatto che oggi si introduca un reato specifico o aggravato per tentare di mettere un argine ai reati di cui sono vittima le persone omosessuali o transessuali non può essere considerato l’introduzione di un privilegio o la violazione di una norma costituzionale, anzi ne rappresenta la più esatta e piena attuazione.
Non vi è, infine, violazione del principio di tassatività, di cui all’articolo 25 della Costituzione.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Donadi.

MASSIMO DONADI. L’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono generici o indiscriminati.
La verità è che con queste questioni pregiudiziali si è voluto camuffare, dietro uno schermo apparentemente neutro e politicamente corretto delle argomentazioni giuridiche, nient’altro che un giudizio negativo sull’omosessualità.

PRESIDENTE. Deve proprio concludere, onorevole Donadi.

MASSIMO DONADI. Sono trattati come qualcosa che non solo non è meritevole di tutela, ma deve essere condannato secondo un canone di presunta normalità. Queste questioni pregiudiziali sono la dimostrazione stessa di un’omofobia, dalla quale nemmeno questo Parlamento va esente
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà per cinque minuti.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza per l’Italia non condivide la questione pregiudiziale di costituzionalità posta al provvedimento in esame, facendo risalire le nostre ragioni al medesimo percorso logico che i suoi presentatori hanno inteso adottare, ma con argomentazioni perfettamente opposte.
In particolare, non convince l’obiezione relativa alla pretesa violazione dell’articolo 3 della Costituzione, argomentata in modo da considerare i motivi di omofobia e transfobia, intesi come odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale di una persona, in conflitto con il dettato costituzionale.
Si ritiene, inoltre, che la fattispecie possa considerarsi assorbita dall’articolo 61 del codice penale, che al comma 1 consente di contestare l’aggravante per avere agito per motivi abietti e futili.
Ma il punto, onorevoli colleghi, è proprio questo. L’impianto della proposta colpita dalla questione pregiudiziale intende conferire la dignità di una sanzione giuridica, con la previsione della circostanza aggravante, ad un riconoscimento che già si è realizzato sul piano sociale e sul piano della cultura democratica del nostro Paese. Si tratta di un riconoscimento – si badi bene – che va proprio nella direzione dell’offrire concretezza e contenuto di civiltà giuridica al principio fondamentale di uguaglianza compreso nell’articolo 3.
Come non avvertire l’adesione con la proposta alla nostra attenzione alla norma principio, soprattutto nella sua parte prescrittiva, laddove fa riferimento al dovere dell’ordinamento di rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana?
Il tema, evidentemente, non risuona nuovo nelle Aule parlamentari. Già nella passata legislatura, infatti, la Commissione giustizia, che ebbi l’onore di presiedere, se ne occupò e, se la legislatura non fosse finita anticipatamente, il provvedimento avrebbe visto la luce con una condivisione molto ampia, perché i diritti di libertà e la lotta al pregiudizio e alla violenza non sono prerogative di una sola parte politica, ma coinvolgono tutto il Parlamento.
Rammento che il dibattito, alto, che in quella circostanza venne affrontato trovò un punto di convergenza nell’argomento più classico presente nella letteratura del liberalismo europeo, in base al quale gli atteggiamenti che incitano apertamente alla violenza ed alla discriminazione per motivi razziali, religiosi o sessuali non possono ricevere la tutela riservata alla libertà di manifestazione del pensiero perché rappresentano una minaccia concreta alla libertà e alla convivenza civile.
Se si vuole comprendere quanta verità e quanta attualità siano contenuti in questo principio, che può esser fatto risalire a filosofi come John Locke, basterà guardare alla drammatica cronaca nella civilissima Norvegia in questi giorni.
D’altro canto, la proposta colpita dalla pregiudiziale trova un suo importante precedente nel nostro ordinamento ed è quello della cosiddetta legge Mancino, che condanna gesti, azioni, slogan diretti alla discriminazione, all’odio, alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Alla stregua delle obiezioni mosse a questa proposta anche la condotta prevista dalla legge Mancino sarebbe stata ricompresa nella fattispecie di cui all’articolo 61 del codice penale. Senonché, il legislatore del 1993, con avvedutezza, non ha ritenuto che il pregiudizio razziale fosse da considerare come abietto e futile, ma ha voluto che l’esecrazione sociale riservata a quell’atteggiamento odioso ricevesse un’adeguata sanzione giuridica; ed è quello che vuol fare oggi la proposta al nostro esame, che dunque riteniamo perfettamente coerente, non meno della legge Mancino, con le previsioni costituzionali
(Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l’Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole D’Anna. Ne ha facoltà per cinque minuti.

VINCENZO D’ANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo Popolo e Territorio voterà la questione pregiudiziale di costituzionalità perché ci convincono le argomentazioni che sono venute dal relatore, e anche perché la proposta di legge in esame viola pesantemente l’articolo 3 della Costituzione laddove – è palese – non ponga l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle violenze subite.
Siamo tutti d’accordo che è inaccettabile qualsiasi condotta offensiva motivata dai modi in cui la vittima vive la propria sessualità, ma è necessario introdurre aggravanti per condotte che già costituiscono reati e che inevitabilmente sono in contrasto con gli articoli 3 e 13 della Costituzione?
Veniva fatto notare in sede di discussione generale che spesso in alcune comunità sono commessi dei reati solo in quanto vittima del reato è una bambina, una ragazza, una donna, e che la parzialità della scelta limitata all’omofobia era tale da apparire incostituzionale sotto il profilo della stessa ragionevolezza. Noi abbiamo già una legge contro le discriminazioni di ogni tipo, non facendone una casistica. Infatti, nel momento in cui facciamo una casistica delle discriminazioni, discriminiamo a nostra volta, dimenticandoci che qualcuno possa essere o possa sentirsi a sua volta una cosa a parte, una cosa che non rientra nell’ordinarietà della società, ma costituisce qualcosa che è diverso e, quindi, facilmente identificabile e discriminabile.
La violenza, l’aggressione verbale, le criminalizzazioni sono parimenti inaccettabili e punibili indipendentemente dalle vittime e dalle cause che hanno portato gli aggressori a compiere violenza, che siano omosessuali, eterosessuali, o transessuali, uomini o donne, disabili o meno, alti, bassi, giovani, anziani, magri, grassi, malati o in buona salute. Potrei continuare per ore nella distinzione dell’unicità che contraddistingue ciascuno di noi come persona, per cui qualunque tipo di offesa potrebbe rappresentare una discriminazione.
È proprio per questo che la legge italiana prevede i turpi e futili motivi, perché a quello si riferiscono indipendentemente da quali essi siano, e indipendentemente dal fatto che possano cambiare con la moda e con il tempo.
È ideologia ghettizzante e violenta nei suoi esiti la pretesa di introdurre aggravanti penali in relazione alle vittime e non alla gravità del fatto compiuto. Ripeto che siamo d’accordo nel condannare ogni forma di violenza che riguarda le scelte di vita; quello su cui non siamo d’accordo è ricorrere ad una legge che proponga un’aggravante per i reati originati da un atteggiamento violento nei confronti degli omosessuali. È incostituzionale quello stesso articolo più volte evocato in quest’Aula nel recente passato perché, quando focalizziamo la nostra attenzione nella legge sulla condizione degli omosessuali, ne facciamo dei diversi e degli emarginati.
Vogliamo una corsia preferenziale per gli omosessuali oppure la volontà di attribuire particolare evidenza giuridica e sociale alle scelte sessuali dell’individuo in quanto si vuole che esse siano percepite come equipollenti o indifferenti? Qui si cerca di far passare il concetto che la categoria omosessuale sia l’unica emergenza nel nostro Paese.
L’intolleranza, cari colleghi, colpisce anche altre categorie che sono sotto il tiro da parte dei violenti e dei criminali perché odiate a causa della loro diversità. Penso ai barboni che troppo spesso vengono addirittura ammazzati in modo orrendo…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole D’Anna.

VINCENZO D’ANNA. Noi ribadiamo, quindi, il nostro voto a favore della decretazione di incostituzionalità della proposta di legge sull’omofobia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Perina. Ne ha facoltà.

FLAVIA PERINA. Signor Presidente, cari colleghi, ad oltre mille giorni dall’approdo in Aula del primo provvedimento contro l’omofobia, torniamo qui a discuterne immagino per l’ultima volta.
L’approvazione della pregiudiziale di costituzionalità, infatti, metterà una pietra tombale su tale tema e sancirà una volta per tutte che questo Parlamento può essere prodigo di solidarietà verbale per le vittime dell’omofobia, ma non può e non vuole indicare con chiarezza alla società italiana sanzioni specifiche per la violenza omofoba.
L’aspetto per me più sorprendente è l’ostinazione con cui la maggioranza in quest’Aula ha fatto muro contro ogni tipo di formulazione di norme contro l’omofobia, pur teorizzandone in tante occasioni la necessità e l’importanza. Penso alle aperture dei Ministri Alfano e Carfagna dopo l’appello del Presidente Napolitano.
Sarebbe stato più onesto pronunciare un deciso «non possumus» ed evitare la perdita di tempo delle infinite riscritture e riproposizioni.
Ora siamo al bivio finale, un bivio che è politico prima che legislativo. Archiviando questo provvedimento la maggioranza si trincera in una battaglia ideologica di retroguardia che altrove è appannaggio delle destre estreme, negando l’esistenza del problema dell’omofobia e la sua rilevanza anche legislativa e rifiutando di guardare all’orizzonte della società reale, vera, dove le regole di convivenza civile hanno bisogno di un costante aggiornamento, e tocca alla politica provvedere.
In questo modo, il Parlamento respinge una sfida anche pedagogica: dare risposte che avranno effetti sulla società di domani, che indicheranno la strada, lanciando messaggi e creando incentivi o deterrenti verso certi tipi di comportamento. Risposte che servono, non solo ad arginare emergenze, ma a dire agli altri, a noi stessi e ai nostri figli, che tipo di società vogliamo costruire per il futuro.
L’utilizzo della questione pregiudiziale di costituzionalità per fermare la legge sull’omofobia è evidentemente strumentale. La proposta di legge che discutiamo introduce un’aggravante che non è certo una novità per il nostro diritto penale. La motivazione del reato e la condizione soggettiva della persona offesa assurgono a circostanza aggravante in molte situazioni. Misure di questo tipo esistono nella cosiddetta legge Mancino, ma anche nell’ultimo pacchetto sicurezza che ha introdotto aggravanti a tutela di soggetti deboli vittime di reati come minori, anziani e disabili. Ad esempio, per la violenza sessuale, è ritenuta un’aggravante l’aver commesso il fatto su una persona sottoposta a limitazioni della libertà personale. E, allora, chi contesta questa proposta di legge, anche accusando il lento scivolamento del diritto penale verso funzioni improprie come la rassicurazione dell’opinione pubblica, per essere preso sul serio dovrebbe essere coerente.
Si potrebbe anche ragionare sulla necessità di abolire le aggravanti che individuano le categorie protette a patto che questo atteggiamento libertario non venisse scoperto sempre con regolare puntualità quando ad essere protette sono alcune categorie e mai quando lo sono altre. Non si può fare i libertari solo con le discriminazioni degli altri.
Votando la pregiudiziale di costituzionalità non si stabilirà l’incostituzionalità di un principio che trova ampio spazio nel nostro ordinamento. Al contrario si renderà chiaro che alla discriminazione sociale e morale della diversità sessuale corrisponde tuttora una discriminazione politica che tutto fa fuorché ben sperare.
Cari colleghi, pochi giorni fa abbiamo sentito in quest’Aula lezioni di garantismo sparse a piene mani in difesa di un nostro collega. Oggi abbiamo l’occasione di darne una che non riguarda persone o categorie potenti o ben tutelate, ma un mondo più debole, esposto a irrisione e violenza sempre più frequentemente, spesso inerme: penso soprattutto ai più giovani e ai ragazzi delle scuole.
Questo voto è l’occasione per dimostrare che la politica è capace di pronunciamenti forti anche a tutela di chi forte non è. Spero che non sia sciupata e per questo Futuro e Libertà voterà contro tutte le eccezioni di costituzionalità(Applausi dei deputati dei gruppi Futuro e Libertà per il Terzo Polo e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Franceschini. Ne ha facoltà.

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, vorrei un attimo richiamare un’Assemblea, che, come spesso capita, è abbastanza distratta, sull’oggetto di questa pregiudiziale e su quello che purtroppo quest’Aula sta per fare.
La proposta di legge a prima firma onorevole Soro, in quel momento capogruppo del Partito Democratico, è stata presentata dopo una serie di episodi ripetuti, che le cronache hanno riportato, di violenza e di aggressione contro persone colpevoli soltanto di essere omosessuali, aggredite o insultate esattamente per questo.
Non sto a ricordare l’episodio che ha coinvolto la nostra collega, onorevole Concia, aggredita vicino alla Camera e il fiume positivo di solidarietà e di parole ed impegni – quello veramente trasversale – che è seguito a quell’aggressione. E, anzi, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare l’onorevole Concia per tutto il lavoro che con molta tenacia e determinazione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori) ha portato avanti su un problema che riguarda migliaia e migliaia di persone e che deve interessare la nostra attività di legislatore.
La legge è stata per molto tempo in Commissione, è stata discussa, è stata dibattuta, è stata affrontata in tutti i suoi aspetti, è approdata in Aula nel dicembre 2009 e in quell’occasione è stata approvata una pregiudiziale di costituzionalità, presentata anche in quel caso, perché veniva contestata la previsione di una fattispecie di reato legata all’orientamento sessuale.
Il lavoro che è seguito a quella bocciatura, di nuovo in Commissione, ha portato – vorrei che i singoli parlamentari della maggioranza almeno questo lo sapessero e lo conoscessero come elemento di valutazione – a un nuovo testo che non prevede una fattispecie di reato, ma prevede una circostanza aggravante, e cioè il fatto molto comprensibile anche per i non giuristi e i non addetti ai lavori che, se viene commesso un reato di violenza, di percosse, di omicidio, di lesioni nei confronti di una persona che viene percossa o aggredita per ciò che è nella sua vita e, quindi, con un intento palesemente discriminatorio (ti picchio perché sei omosessuale, ti picchio o ti aggredisco perché sei nero, ti picchio per il tuo orientamento religioso), per motivi di razza, di etnia, di religione, di orientamento sessuale, in questi casi scatta nel nostro ordinamento una aggravante.
Ciò è in linea assoluta con la legislazione straniera: i dossier della Camera riportano in modo puntiglioso che le norme che prevedono aggravanti o reati legati alle diversità di orientamento sessuale ci sono in Germania, ci sono in Spagna, ci sono nel Regno Unito: norme molto puntuali e precise.
La norma, così com’è stata riscritta, recepisce integralmente l’articolo 19, paragrafi 1 e 2, del Trattato di Lisbona ratificato all’unanimità nel 2008 da questa Camera.
Quindi abbiamo già unanimemente votato una norma che contempla esattamente la previsione di norme «per combattere discriminazioni fondate sul sesso, la razza, l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale». Sono norme del Trattato di Lisbona già ratificate da questa Camera. La norma prevista nell’ultimo testo bocciato in Commissione prevede esattamente la trasposizione letterale nel nostro ordinamento del Trattato di Lisbona. Allora perché votare contro, chiedo ai deputati. Non c’entra nulla con il tema che pure è stato affrontato delle coppie omosessuali, delle adozioni e via dicendo, non c’entra nulla. Qui si tratta soltanto di prevedere una giusta aggravante per intenti discriminatori nei confronti non soltanto delle persone per il loro orientamento sessuale, ma di carattere generale, come ha ricordato il Ministro Carfagna, che ha invitato quest’Assemblea ad un voto positivo e trasversale.
Chiedo – e concludo – perché almeno non lavorare per migliorare il testo, respingere le questioni pregiudiziali e poi lavorare sul testo per cambiarlo, se si ritiene che la norma possa essere scritta in modo migliore. Per questo motivo il nostro voto è ovviamente contro le questioni pregiudiziali e l’invito è a respingere, a votare, a far sentire un voto di coscienza come è stato annunciato molte volte sulle agenzie e sui giornali da parte dei parlamentari di maggioranza, per poi entrare nel merito. Comunque questo voto farà chiarezza e spazzerà via le tante ipocrisie e le tante parole sprecate e contraddette poi in quest’aula
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Nucara. Ne ha facoltà, per tre minuti.

FRANCESCO NUCARA. Signor Presidente, dico solo poche parole per annunziare il mio voto contrario a tutte le questioni pregiudiziali di costituzionalità. Credo che non ci siano i diversi: se uno è diverso, vuol dire che un altro è diverso dall’altro, allora qual è la maggioranza dei diversi.
C’è un problema, un retaggio culturale, che poco fa l’onorevole Franceschini ha brillantemente illustrato, secondo cui picchiare un omosessuale è meno grave del picchiare una persona normale. Ma questo è il vero problema, il vero dramma e questo retaggio culturale si trasferisce anche nelle aule di giustizia: un omosessuale è diverso, in senso negativo; invece per me non è diverso, è uguale a tutti gli altri. Quindi le motivazioni che stanno nelle questioni pregiudiziali non hanno senso: non si può, infatti, dire che un omosessuale addirittura sarebbe più protetto di un uomo che omosessuale non è. L’omosessuale è culturalmente più debole e, quindi, caso mai va meglio protetto di una persona che omosessuale non è. Per questi motivi io, a nome anche del Partito Repubblicano, voterò contro tutte le questioni pregiudiziali di costituzionalità.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

Passiamo ai voti

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Buttiglione ed altri n. 1, Bertolini ed altri n. 2 e Lussana ed altri n. 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Onorevole Giorgetti? Onorevole Fioroni? Onorevole Cosentino?

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione:

Presenti 564

Votanti 543

Astenuti 21

Maggioranza 272

Hanno votato sì 293

Hanno votato no250

(La Camera approva – Vedi votazioni).

La proposta di legge n. 2802-A si intende respinta.

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