C’è omofobia e omofobia

La scorsa settimana non si è fatto altro che parlare di Omofobia. Complici 2 cose: la giornata mondiale per la lotta all’omo-transfobia e la legge Concia calendarizzata alla Camera.

Non è per menefreghismo che non parlo della legge Concia, basta in realtà fare una ricerca facile facile su google per trovare quanti articoli si vogliono e sapere cosa sia successo, ma credo che si stia percorrendo un sentiero minato che non può che farci del male.

Ritengo la legge Concia ‘sacrosanta’, un piccolo passo per avvicinarci un po a quell’Europa che tutti bramiamo, ma vorrei fosse chiaro a tutti che riuscire a far approvare tale provvedimento – staremo a vedere cosa succederà – vuol dire essenzialmente aver vinto solo una battaglia, la prima, ma non la guerra.

Si, perché checché se ne dica, quella dei diritti delle persone GLBT – ma si potrebbe estendere questo discorso ai diritti di qualsiasi essere umano – è una guerra, e per vincerla sarà necessario combattere molte, tante, battaglie su molti, tanti, fronti.

Parliamo di omofobia? Bene!
Sia chiaro allora che

  • l’omofobia non è solo il “frocio” che ci urlano per strada, di solito da lontano e quasi sempre in gruppo,
  • l’omofobia non sono solo le botte che ci danno di sera tardi – meglio ancora di notte – in strade secondarie e con poco passaggio,
  • l’omofobia non è nemmeno solo la coltellata che prendiamo fuori al GayVillage.

Quella è comune violenza aggravata da omofobia e a quella violenza serve la legge Concia.

L’omofobia è altro, ad esempio è il non essere nemmeno previsti.

Qualche anno fa – un paio mi sembra – l’università Roma Tre organizzò nell’ambito delle iniziative della notte bianca dei municipi un incontro sulle diversità. Complice la presenza di uno studente amico che organizzò una sessione sull’omosessualità, partecipai col mio compagno e fu una bella serata piena di confronti di idee diverse anche tra noi persone GLBT. Ricordo però in modo particolare l’intervento di una signora, madre di uno studente coinvolto anche lui nell’organizzazione, che invitava i giovani omosessuali a confidarsi con i genitori.

Io chiesi a questa madre se aveva figli e se si era mai posta la domanda quando questi erano ancora piccoli se fossero etero o gay.
La signora non aveva un figlio gay, ora lo sapeva, ma quando questi era piccolino non si era mai fatta venire un minimo dubbio circa l’orientamento sessuale del figlio.
Ecco, questa mancanza di immaginazione da parte di qualunque genitore – che quando è in attesa di un figlio si chiede di tutto, che occhi avrà, che capelli, se sarà maschio o femmina – che non prende proprio in considerazione che il figlio possa essere omosessuale è fonte di difficoltà per un ragazzo che crescendo scopre che lui non vuole la fidanzatina bensì il fidanzatino. E farà cosi molta fatica a dichiararsi e a confidare qualcosa che i suoi genitori nemmeno mettono nel novero delle probabilità.

Questa è omofobia.
Certo, non è grave come l’odio ed il disprezzo che molti dimostrano, ma è omofobia anche essa.

Quanto raccontato mette bene in evidenza che se ci fermiamo a guardare la cronaca allora siamo destinati a portare a termine un lavoro che si rivelerà incompleto.
Se crediamo di metterci la coscienza a posto con una legge vuol dire che guardiamo il mondo con occhi miopi.

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