Riflessioni feisbucchiane

Dear Facebook Team,

Monday morning – my time – I logged in your network for the last time because in the afternoon my account has been disabled by an operator and I don’t know the reason.
The mails I received till now are generic and give no explanations at all.

I’m a GLBT activist and often use your services to pubblicize my activities, I wouldn’t like to think this could be the reason because my account has been disabled even if – worst – I figure out someone notified my name/my profile to you for these reasons.
What I can assure is that I never has been offensive to anyone by purpose and I have always respected other people opinions.

I guess you can understand how much my account is essential and indispensable for me and my activism and how many problems this weird situation is causing to me: I haven’t been able to contact my “friends” since monday.

The last, if you might need, I can provide you with names/profiles of people that know me personally and can provide you all the informations you might need about me.

Looking forward to hearing from you

Avevo detto che avevo scritto un ultima volta. Questo è quanto scrissi il 27 Agosto e a cui non ho ricevuto alcuna risposta.
Molti amici mi dicono “reiscriviti, basta che usi un altro indirizzo email“, ed è vero perché i dati chiesti all’atto dell’iscrizione sono tutti soggetti a duplicati, l’unico realmente utile ad identificare univocamente una persona è l’indirizzo email, e di indirizzi email ne abbiamo tutti a iosa.
E questa leggerezza applicata al momento dell’iscrizione mi sembra decisamente in contrasto con la rigidità delle risposte che invece danno quando si chiedono spiegazioni, risposte al limite della diffamazione.
Credo proprio che alla ricezione di una mail che dice:

“Purtroppo il tuo account è stato disabilitato in modo permanente per violazione della Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook. Ti informiamo che non lo riattiveremo per nessun motivo, né ti forniremo ulteriori spiegazioni sulla violazione di cui sei responsabile o sul sistema che usiamo. Questa decisione è insindacabile.”

un avvocato ci andrebbe a nozze.

E cosi mi chiedo perché ancora non mi sia reiscritto.
Certo, per non farmi mancare nulla, oltre a Twitter ora, su suo invito, ho anche un account su FriendFeed, che però ho scoperto subito dopo l’iscrizione appartenere a Facebook da circa un anno… e vabbé.

Twitter e FriendFeed sono anch’essi social network ma, diciamo la verità, sono diversi da Facebook: mancano le note ed il tagging, mancano gli eventi, mancano gli album di foto. Soprattutto, mancano tutti gli amici ed i contatti che si erano creati durante questi mesi di presenza sul network.

Oggi questo network ha una tale diffusione – esagerata a mio parere – che praticamente è divenuto quasi una realtà alternativa: c’è chiunque e non esserci quasi è come non esistere. Se non si è iscritti al network e/o non si hanno i contatti giusti spesso non si viene a conoscenza di eventi, discussioni che avvengono esclusivamente li, liti e riappacificazioni.
Sul sito si fanno le campagne elettorali e di marketing.
Siamo arrivati al puinto – ridicolo – che oggi se si litiga con qualcuno non lo si fa più a voce, magari di persona o al più al telefono, invece semplicemente lo si elimina dagli amici di facecebook. E se la persona proprio non la si sopporta la si può bloccare o – in extremis – segnalare agli operatori. Operatori che son certo non sono tantissimi e non verificano nulla, per cui esistono parecchi profili con foto di nudo visibili a chiunque, usati come vetrine al pari di siti quali GayRomeo (che però ha almeno l’onestà di dichiarare esplicitamente lo scopo per cui ci si iscrive), oppure gruppi che inneggiano a fascismo e nazzismo, che inneggiano alla violenza verso donne, gay & lesbiche, ma anche animali.
Gruppi che cambiano nome dal giorno al mattino modificando di conseguenza i presupposti per cui ci si era iscritti. Tutto senza alcun controllo da parte degli operatori.

Però poi, si cancellano d’ufficio e senza spiegazioni profili quali il mio, che non avevo questo mare di amici, che non avevo foto di nudo, che non usavo per procurarmi denaro ne sesso, ne per fare spam di pubblicità di serate in discoteca. Col quale, son certo, non ho mai offeso nessuno di proposito.
Però – ne son certo – son stato segnalato da qualcuno che per motivi di cui non sono a conoscenza, e penso mai lo sarò. Qualcuno che qualora abbia avuto dissapori nei miei confronti si è nascosto dietro un paio di click piuttosto che confrontarsi. E a questo qualcuno, gli operatori hanno dato fiducia ed hanno accolto la sua segnalazione cancellando il mio profilo e risposto alle mie mail come ho scritto sopra.

A questo punto la domanda più logica è: siamo certi che questa realtà parallela funzioni bene?

Ecco perché ancora non mi sono reiscritto. Non so più se voglio esserci. E se ci sarò di nuovo, non sarà più come prima.

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10 thoughts on “Riflessioni feisbucchiane

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  1. Che FrienFeed fosse di facebook non lo sapevo. Ora che lo so, non so quanto continuerò a supportarlo. Finché, comunque, funziona da “lettore di feed” tipo google reader (che potrebbe essere usato allo stesso modo, ma è molto più complicato lasciare messaggi e annotazioni, e la grafica è pessima) lo userò.

    Intanto sto pregando il dio Veanor che la Google si sbrighi a partorire Google Me. E che non sia una flop come Google Buzz. Perché da quello che ha scritto il capoccione della Google, il concetto alla base di Google Me è proprio ciò che vorrei da un Social Network: poter differenziare in modo chiaro il livello di confidenza con le varie persone. Speriamo bene!

  2. Che bello Fabio! Ho seguito questa tua storia da lontano ma il tuo attaccamento a Facebook non mi piaceva affatto. Per questo non ho parlato. Ora apprezzo le conclusioni (e adoro Caterina…)

  3. è che facebook è come le dittature, come gli stati autoritari: ti fa credere che esiste per il tuo bene, per il tuo piacere, ma in realtà ti sfrutta e poi basta una segnalazione perché tu sia bandito per sempre. ed è facile che qualcuno ti segnali, massimamente se fai attività politica (intendo al di fuori dei contenitori ufficiali): ed è proprio questo il motivo per cui penso che non è il caso di farne più uso, che, al di là dell’utilità, si rimane esposti al capriccio e all’arbitrio senza nessuna garanzia né spiegazione. roba che va bene per i ragazzini del liceo (o per chi tale si vuol sentire), ma niente di più. nessun rimpianto…

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