IL PRIDE DI TUTTI – la posizione del Mario Mieli

Ieri ho pubblicato “IL PRIDE DI TUTTI – sul PRIDE di Roma” documento ricevuto da un esponente del DGP che preannunciava l’esigenza sorta in alcune associazioni di affrontare il discorso PRIDE Roma in modo diverso da come si è fatto fino ad oggi. Per dovere di cronaca – e per dare a chiunque non sia iscritto a circoli per pochi eletti – riporto di seguito una mail che esprime il punto di vista del C.C.O. Mario Mieli. E’ decisamente lungo – nello stile proprio della Praitano – ma vi consiglio di leggerlo con attenzione e trarre le vostre conclusioni. Io lo sto facendo da stamani.

RomaPride 2010: cosa accade?

RomaPride 2010: cosa accade? E’ la domanda che immagino si stiano facendo in molti e non solo al Mario Mieli, per quanto almeno il Mieli e qualche altra associazione romana abbiano qualche notizia in più rispetto alla massa di realtà lgbtq italiane. Per cui ci sentiamo in dovere di fare un punto della situazione, che nessuno evidentemente fino ad ora ha pensato fosse necessario fare, raccontando cosa è accaduto nelle due riunioni di aprile che si sono svolte a Roma; quanto al seguito ci sfugge cosa stia accadendo.

C’è stata una prima riunione per il RomaPride 2010 indetta dal Mieli il 17 aprile nella propria sede, dopo degli incontri generali di movimento a dicembre e febbraio sui Pride. Erano state invitate tutte le realtà associative italiane che potessero essere interessate all’evento, secondo una formula e tradizione ormai consolidata e sull’assunto, da molti anni pacifico, che il Pride della capitale ha una rilevanza, un contenuto politico e un interesse nazionali, al di là della altrettanto pacifica coesistenza con i vari Pride nazionali itineranti. Il Mieli si è offerto come organizzatore dell’evento sulla base di un coordinamento politico il più ampio possibile, che come avvenuto negli ultimi anni ha dettato contenuti politici e linee generali e per il quale il Mieli ha coordinato le più svariate iniziative che potessero nascere all’interno. Dopo una mattinata di confronti vari, nel tardo pomeriggio, quando moltissime realtà erano andate vie, tre associazioni (Di’ Gay Project, Arcigay Roma e Certi Diritti Roma) hanno proposto in alternativa la creazione di un comitato organizzativo solo di romani, che condividesse costi, contatti con le istituzioni e decisioni sul percorso della parata, oltre a coordinare il tutto. Il Mieli allora ha chiesto che fosse indetta da tali proponenti una nuova riunione, in quanto erano rimaste troppe poche realtà e perché chiunque potesse capire come concretamente fosse strutturata tale proposta di comitato in termini di regole, compiti e responsabilità economiche, considerando anche i tempi strettissimi rispetto alla data del 12 giugno.

Giovedì 22 le tre associazioni suddette, insieme a Arcilesbica Roma, Gaylib Roma, Archivio Massimo Consoli e Azionetrans, hanno inviato una mail per fissare un incontro, a soli due giorni, invitando soltanto realtà romane e per conoscenza spedita a talune non della capitale. Tale mail, per chi l’ha letta, non parlava di comitato ma solo di maggiore condivisione, e inoltre faceva una ricostruzione degli ultimi dieci anni di Pride a Roma che al Mieli è apparsa molto parziale, discutibile e ingenerosa nei propri confronti. Ciononostante non abbiamo emesso un fiato.

Sabato 24, in una sede della CGIL di Roma, ci si è trovati i firmatari della mail, il Mieli ed altre associazioni e realtà romane. Dopo una discussione molto articolata, le tre realtà hanno riproposto la formula del comitato senza ulteriori specificazioni, hanno confermato l’idea del Pride romano come meramente cittadino, sostenuto uno scarso successo delle precedenti edizioni, sottolineato la inopportunità di un Pride romano che avesse forte rilevanza mediatica in quanto di interferenza con il Pride nazionale di Napoli, infine ventilato anche la possibilità di uno spostamento della data a luglio. A questo punto il Mario Mieli ha rivendicato il proprio buon lavoro passato e la propria costante disponibilità di collaborazione e mediazione con tutti, ma soprattutto ha sostenuto il successo delle precedenti edizioni, sottolineando che ciò si è basato anche e soprattutto sulla consapevolezza politica e tecnica della rilevanza nazionale, sulla presenza di associazioni non romane e chiaramente dalla partecipazione in parata di persone da tutta Italia. Trovandosi in totale disaccordo su tutti i punti citati, compresa la vaghezza tecnico-economica del comitato, il Mieli, sulla base della propria esperienza e delle proprie idee politiche, ha rifiutato di entrare nel comitato stesso e quindi ha fatto un passo indietro sull’organizzazione, nonostante ci fosse la condivisione su molte nostre argomentazioni di altre realtà presenti (Nuova Proposta, gruppo orsi di Subwoofer, Gruppo Pesce, Rete Rainbow, Cgil Roma e Lazio, rappresentanza di collettivi studenteschi e altri singoli). Inoltre il Mieli ha aggiunto che comunque aderirà al Pride di Roma del 2010, offrendo anche del know how, salvo la malaugurata ipotesi dovessero sorgere posizioni politiche del futuro comitato fuori da quanto il movimento ha faticosamente prodotto in questi anni, in quanto per noi i Pride hanno sempre un valore imperdibile, non negoziabile e sempre coerentemente sostenuto. Ci siamo lasciati con la decisione presa e con il risultato che Arcigay Roma, Di’ Gay Project e Certi Diritti Roma avrebbero costituito un comitato organizzatore per l’evento. Ovviamente il Mieli ha fatto presente che secondo noi costoro, per loro stessa iniziativa, si assumevano l’onere di un quadro profondamente mutato, oltre che la responsabilità di avere intrapreso una strada nuova con una tempistica per noi assolutamente irragionevole per il buon esito di un evento vicinissimo; se si sente la necessità di costruire legittimi percorsi nuovi, questi vanno costruiti con modalità e tempi congrui. Abbiamo anche ricordato che tale situazione non sarà replicabile per il 2011, in quanto l’anno prossimo vi sarà l’Europride, che è stato assegnato al Mieli e per il quale gli attori e i coinvolgimenti saranno chiaramente e obbligatoriamente diversi. Quindi qualunque soluzione per quest’anno rimane conclusa in se.

Tutto ciò ricordato, ci aspettavamo una qualche mail dagli attori del cambiamento che raccontasse al movimento quanto successo, considerando anche che il Pride di Roma non va fatto in autunno e che c’è anche un Pride nazionale di Napoli con cui collaborare, anch’esso vicinissimo.

Dopo 6 giorni ci ritroviamo a leggere solo un invito per un workshop per il 3 maggio che non fa nessun cenno a quanto accaduto e che non porta la firma di nessuna associazione che lo indice, men che mai da un proto ed embrionale comitato. Lo manda Marco Belfiore del DGP. Pensiamo che tutto questo non sia un gioco dell’oca in cui si ritorna sempre al punto di partenza e che quanto già accaduto e maturato meriti di essere messo a conoscenza comune. Inoltre, poiché un Pride è cosa che appartiene a chiunque ci creda, capire cosa accade e che tempi esistono sono necessità di tutti, se non fosse anche solo per come ognuno concretamente si voglia o possa organizzarsi per se stesso. Nello specifico invece la mail annuncia solo un workshop che si offre come un momento in cui chiunque si possa rendere attore futuro di un percorso per costruire il prossimo Pride di Roma, che però ha perso la data di svolgimento. L’incontro indica che si debba iniziare discutendo su cosa sia il Pride e qualunque cosa si possa dire su di esso in termini di organizzazione, coinvolgimento, modalità, mezzi di comunicazione, rapporti con istituzioni e con la politica in genere, coinvolgimento delle realtà commerciali. Poi sono previste una fase per trovare sintesi su questa macro discussione, cui ne seguirà un’altra per individuare gli spunti necessari che infine serviranno per cominciare la realizzazione del pride. Ci permettiamo di dire che in 16 anni in tutta Italia qualche risposta si è già data, sicuramente perfettibile, persino qualche esperienza, e che forse, sia pure con nuove modalità di nuovi attori promotori, si dovrebbe considerare che non c’è un mondo vergine in giro e tenere da conto che il Pride di Roma è tra una manciata di giorni, persino con la data sparita. E’ evidente cioè che il percorso indicato, acefalo di accadimenti recenti e soprattutto di storia accumulata, può essere anche interessante, sempre che non si abbia l’arroganza di pensare che fino ad ora una massa enorme di gente non sapesse cosa stesse facendo; inoltre il pride risulta drammaticamente solo tra 40 giorni. Si consolida infine la nostra sensazione che i nuovi promotori di un comitato non avessero espresso nelle due riunioni precedenti come dovesse essere strutturata al proprio interno questa entità, esattamente perché non lo sanno ancora; è ovvio che sulla base della nostra esperienza non riteniamo ci siano le giuste garanzie per stare dentro qualcosa che addirittura deve essere ancora pensato attraverso un workshop e altri futuri steps.

Consigliamo quindi, anche se a questo punto non abbiamo ben capito a chi ci rivolgiamo, di assumersi il problema che il pride ci deve essere, e che non può essere pensato tecnicamente come una eventualità. Contestiamo inoltre fermamente la fine della mail di convocazione: ” il Pride di Roma come momento di visibilità così importante per la nostra città”. Il Pride di Roma non è un Pride di provincia, lo capirebbe anche un gay “velato” nato in un paesino sperduto della Moldavia che non ha mai messo piede in Italia, né mai lo metterà; capire o meno questo dà un taglio decisivo a quello che si vuole fare.

Quindi prendete in mano la situazione che avete voluto, con tutte le modalità che vi pare e che siano realistiche e pluraliste, ma con la tranquillità di presentarvi come chi si è assunto una bella e fantastica sfida per fare un Pride di successo, e con una accelerata velocissima sui tempi di realizzazione. Il Pride ognuno sa cosa è per se, non c’è un solo modo, ma i vari “come” che ne conseguono hanno bisogno di tempi, modalità, contenuti, relazioni e scelte che sono fattori che corrono tutti insieme. E corrono divorando il tempo …

Rossana Praitano

Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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