A Single Man – il film


Ieri sera siamo andati a vedere – finalmente – “A Single Man” opera prima di Tom Ford alla regia, Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia 2009 per Colin Firth, interprete perfetto per il protagonista della storia, il professor George Falconer.
Non avevo letto il libro, non ne conoscevo la storia ne l’epilogo. Ero tabula rasa. Lunica spinta ad andare al cinema era la curiosità di vedere uno stilista pieno di soldi che decide di mettersi a fare il regista.

E la sorpresa c’è stata.

La storia è decisamente triste, ma se pensiamo che il libro è del 1964 e la storia è ambientata nel 1962 non può essere che cosi. La scena della telefonata con l’annuncio della morte è una coltellata.

Tutto si svolge in una giornata. Una sola giornata in cui il protagonista ha deciso di metter fine alla sua vita per il peso della morte del suo compagno e prova a mettere in atto la sua decisione. Nel frattempo un po di cose accadono: l’amica di una vita e con cui in gioventù il professore ha avuto anche una storia che – rimasta anche ella sola – prova a convincere l’uomo a fare un salto nel passato e a tornare insieme; l’incontro con un giovane in un parcheggio che gli si offre e a cui il protagonista garbatamente rinuncia.


Ma soprattutto l’attenzione improvvisa del giovane studente. Non mi è chiaro se lo studente sia anche lui gay o meno, di certo è un ragazzo diverso dagli altri e che ha riconosciuto – forse non inquadrandola appieno – la diversità del professore. Una sera trascorsa insieme a bere, fare il bagno nudi di notte, conversare poi a casa, fa si che l’uomo cambi idea e decida di non morire più. Non dico altro per non svelare la fine.

Esteticamente rarefatto, ricercato, preciso, bello, il film mostra la mano dello stilista che ad ogni modo sa il fatto suo, sa come inquadrare i visi, gli occhi, le labbra. Come rallentare le immagini e colorarle in modo naturale in alcune scene, quando invece tutto il film ha un colore un po retrò.

E’ un film sul lutto e sulla solitudine, sul senso di vuoto per la mancanza dell’altro, delle abitutini quotidiane venute meno all’improvviso.

Si potrebbe dire sia la solita storia strappa lacrime del solito amore tra due uomini finito male. In realtà, che i due amanti siano uomini risulta un semplice particolare e comunque la frase “io mi innamoro degli uomini” pronunciata dal protagonista in uno dei tanti flashback chiarisce come in realtà questo film sia un film sulla perdita di un amore, non di un amore gay.

Sebbene sia un film “già vecchio” che non mostra nulla dei tempi odierni, delle battaglie odierne, è comunque un film da vedere.

Cosi come insieme ai libri attuali si leggono i classici.

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