Boicottare è fattibile?


Negli Stati Uniti ci si sta chiedendo se vale ancora la pena per i gay di comprare capi di Dolce & Gabbana.

Questo perché il duo siculo-milanese di stilisti gay-di-destramia considerazione personale – non spende più per pubblicità sui magazine gay.

Gli stilisti italiani [Dolce e Gabbana] spendevano molto in pubblicità nei media gay, e le loro campagne omo-erotiche hanno sempre trovato posto nei nostri magazine quando gli altri le rifiutavano. Aaron Hicklin, di Out, lamenta ora che D&G non paga più i suoi clienti: “Direi che Diesel deve molto del suo successo iniziale ai gay, csi come Prada Sport. Anche American Apparel, Volkswagen, e l’intero network Bravo. E, anche a rischio di sembrare status-obsessed, si può dire anche qualsiasi marca di vodka. A parte c’è il caso strano di Dolce & Gabbana, un brand con un gran numero di sostenitori tra i gay ma che non ricambia con pubblicità sui media gay.. Non so dire se dipende dal fatto che loro considerino il mercato gay come per scontato ma viste le immagini omoerotiche delle loro campagne pubblicitarie, ci sembra na opportunità persa.”

Consiglio di leggere l’articolo – che trovate per intero qui – che parla di sostegno alla comunità GLBT e di sponsorizzazione al PRIDE, e di chiedersi pure:

un simile discorso, avrebbe senso farlo in Italia? Sarebbero in grado i froci nostrani di rinunciare anche ad una sola mutanda griffata D&G?

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7 pensieri su “Boicottare è fattibile?

  1. non dimenticarti di Rare. o di D-squared.
    Nelle loro campagne, i primi inscenano una famiglia gay, gli altri avevano ricreato un finto film porno gay.

    Più che di pubblicità ed investimenti su media gay, direi che ci vorrebbe un vera presa di posizione sociale. e in questo dolce e gabbana sono scandalosi e quindi sì, boicottiamoli.

    1. 😀
      1. i paperoni, se vogliono trovano il modo di sponsorizzare o comunque sostenere: un esempio su tutti, la pagina che Imma Battaglia comprò su Repubblica quando ci fu il Family Day, sappiamo chi la pagò, no? Beh D&G non ci pensano nemmeno 🙂

      2/3. si è vero che con loro abbiamo visto che non tutti i froci di dx hanno la faccia di Oliari e/o Priori, e questo è un bene, ed hanno fatto saltare la mosca al naso (come dici tu) principalmente a noi normali e comuni froci di sx… resta però che con le loro ammissioni hanno legittimato una differenziazione sociale che non ha scusanti;

      4/5. la comunità, che parolone… siamo d’accordo che al momento non c’è. io in più dico e cioè: da una parte manca la voglia di far parte di una comunità, dall’altra le azioni messe in campo dalle associazioni (che dovrebbero essere le prime a preoccuparsene) e da chiunque altro (a buon intenditor poche parole) non stimolano la nascita di quella voglia…

  2. 😀 … In effett6i su alcuni punti diciamo cose simili se non le stesse.
    Provo a ribattere sinteticamente:
    1) Nel caso qualche Paperone volesse sostenere la causa non potrebbe finanziare i partiti ma le associazioni per operazioni che sappiano mettere in campo operazioni in grado di cambiare la sensibilità sociale dei votanti e quindi che spingano la politica (e quindi il parlamento) a fare di tutto per non perdere quei voti
    2-3) Avevo premesso che D&G avevano (anche giustamente) fatto un’operazione di Marketing. E’ vero che la “gente” non cambia idea solo per questo ma, in un contesto ampio anche questo aiuterebbe. Se ci pensi anche il solo fatto di essere gay e di destra ha fatto saltare la mosca al naso a parecchia gente (sicuro più di quanti si siano accorti dell’esistenza di Oliari!)
    4-5) Querllo che intendevo è qualcosa di altro. E’ evidente che tutti fanno delle scelte per la propria vita mentre non le fanno per la propria sessualità/affettività. In questo senso non siamo comunità e non lo saremo per diverso tempo ancora. Proprio perchè non scegli se essere gay o lesbica ma scegli, ad esempio, se essere di destra o di sinistra è evidente che la comunità “GLBT”, se volesse, dovrebbe accomunarsi solo sulla base della propria diversità (che ovviamente comporta un sacco di altre scelte ma che non sono per forza obbligatorie e uguali per tutti).
    I boicottaggi funzionano se sono massicci e sono massicci solo se portati avanti da una comunità che ha il senso di comunità. Da noi, semplicemente, questa comunità ancora non c’è (magari anche grazie alle tanti associazioni)

  3. Non lo so, sta cosa la vedo controversa.
    Sai bene che da sempre dico che mancano gli sponsor per il movimento ma a questo discorso si intrecciano una serie di altri discorsi che, alla fine, rientrano tutti in un enorme discorso sul “movimento”.
    1) Vero che i grandi sponsor non finanziano la “causa” ma è anche vero che di interlocutori, al momento, ce ne sono troppi e nessuno è abbastanza credibile per assumere il ruolo di interlocutore vero (sto semplificando per non scrivere un trattato!!!). 2) Inoltre non si può nemmeno dire che D&G (che non voglio giustificare o difendere) una mano l’hanno data anche con le varie pubblicità che hanno prodotto. Interventi ovviamente mirati alla vendita del prodotto (ma è anche la tirata dell’articolo a giocare sui prodotti!) ma che hanno “sdoganato” parecchie ijmmagini anche di uomini e donne che si baciano o che convivono. Direi che, nel caso di boicottaggi, mi sembrano molto peggio i vari Armani o alentino che ancora parlano di soci per i loro ex compagni!
    3) Sempre D&G in fondo hanno vissuto una storia pubblica di coppia omosessuale e una altrettanto pubblica rottura, in fondo questo, che è sempre troppo poco, loro lo hanno fatto e i già citati no.
    4) Per i boicottaggi servono organizzazione, spirito corporativo e impegno. Credo che la comunità frocia italiana sia ancora molto lontano da questo e credo sia questo più che il “fashion addict” il problema vero. Altro che rinunciare ad una mutanda di D&G, servirebbe prima rinunciare ad essere se stessi prima che con gli altri, servirebbe essere coscienti che l’unica cosa che ci accomuna tutti è l’affettività “minoritari” e non l’orientamento politico e associativo e chissà quante altre cose bisognerebbe sapere.
    5) Se non ci si riesce a mettere d’accordo manco su quale locale frequentare figurati se ci si può mettere d’accordo su quali siano le cose da non fare!

    Mi sa che mi sono perso qualche altro argomento ma per ora taccio che sennò scrivo un’enciclopedia 😉

    1. allora, vediamo, provo a risponderti punto per punto 🙂
      1. io non peso che di interlocutori ce ne siano troppi, anche perché considero unico interlocutore il parlament, tutti gli altri per me son galli che si sono alzati e si son messi a parlare… e noi no li abbiamo messi a tacere;

      2. D&G hanno fatto una operazione di marketing perfetta anche della loro vita, della loro storia, del loro divorzio, de loro essere di destra, contrari al matrimonio ed ai figli, non hanno istruito il popolo; e diciamocelo chiaro, l’opinione pubblica non cambia perché si abitua a vedere due froci che si baciano, soprattutto se gli stessi due froci che hanno ideato quell’immagine poi dice quello che dice; per assurdo, meglio Armani e Valentino che almno tacciono su tutti i fronti;

      3. già risposto prima 😉

      4-5. se dovessimo unirci e formare comunità solo perché tutti froci, allora non sarebbero necessarie tutte e associazioni che ci sono 🙂 invece non è cosi, siamo froci è vero e questo è qualcosa che non abbiamo scelto, mentre abbiamo scelto di essere anche tanto altro, per cui rinunciare ad una mutanda sarebbe una scelta come tante altre che acciam ogni giorno, ma questa volta una scelta mirata non ad un piacere/necessità personale ma generale; insomma ad accomunarci questa volta sarebbe il fine; che poi vogliamo dire che la caratteristica principale dei froci è l’egocentrismo allora siamo daccordo.

      forse però mi viene il sospetto che su alcuni punti diciamo le stesse cose 😀

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