Fiaccolate o discoteche?


Ha ragione Imma Battaglia a ridersela cosi di gusto, per lei la serata è stata un successo. Per lei.

Cosa incasserà da ieri sera? Una corsia preferenziale per l’assegnazione degli spazi per il prossimo Gay Village oltre ad un rapporto “personale” con il sindaco Alemanno per eventuali altri eventi.

Si stiamo parlando di eventi commerciali, nulla di diverso, di una discoteca estiva a due sale.

Non stiamo parlando di politica – ne alta ne bassa – ne tantomeno di diritti, che non dovrebbero dipendere dalla politica e che invece sono alla mercé di una coalizione al governo che è razzista, xenofoba ed GLBT-ofoba, mentre dall’altro lato l’unico partito che potrebbe dire qualcosa di realmente democratico tace o lascia parlare personaggi quali Bersani e Franceschini (per farvi una idea, fatevi un giro sul blog di Gabriele Zamparini ).

Quindi, per una corsia preferenziale, Imma Battaglia ha fatto buon viso a cattivo gioco quando il sindaco Alemanno ha detto esplicitamente che noi siamo cittadini con sentimenti di secondo piano, che non siamo portatori di diritti, che non avremo ne PACS, ne DICO, ne altro… il tutto sulla nostra pelle.

E noi? Noi che non frequentiamo il Gay village, un po per gusto ma anche un po per coscienza, ieri eravamo in Piazza Navona alla terza fiaccolata.

Eravamo forse 500, pochissimi rispetto ai numeri di ogni serata del Gay Village. Ma eravamo tutti li a pensare, a parlare, a confrontarci, ad ascoltarci.

Eravamo li senza “capi-popolo”, nessuno che urlava, nessuno che comandava, tutti con la stessa necessità: ricostruire qualcosa che da tempo a Roma, ma forse in tutta italia, non c’è più: quel senso di appartenenza e di orgoglio che ci fa dire “io esisto, sono qui e non sono solo”.

E non basteranno ne fioriere, ne micro ztl, ne telecamere a farci cambiare idea.

Noi sappiamo con chi abbiamo a che fare e abbiamo chiaro in mente il nostro obbiettivo: non essere presi per i fondelli. Da nessuno! Da nessuna parte!.

Continueremo a parlarci ed incontrarci, a fiaccolare ogni venerdi sera. Avremo di sicuro più mezzi per contaminare con le nostre idee, le nostre vite e le nostre necessità chiunque incontreremo sul nostro percorso.

Quanti ieri passavano per caso e si son fermati a chiedere? Faremo in modo che siano di più.

Gli spiegheremo che siamo persone come tutte le altre, che amiamo come tutte le altre, ma che non siamo riconosciuti come tali. Che esistono barriere culturali e legislative che ci fanno essere cittadini di seconda scelta, e che questo non ci sta bene. Che abbiamo deciso di smettere di chiederci “Perché io no?” ma di alzare la testa e chiedere a chi di dovere.

Tutto questo fuori dal Gay Village e dalla Gay Street – che personalmente non reputo un ghetto ma che viene vista come tale – fuori da ogni discoteca e/o bar. Andremo per le vie della città a mostrarci, senza musica ne carri, ne maschere. Con le nostre vesti di ogni giorno, i nostri volti di ogni giorno, le nostre vite di ogni giorno.

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7 pensieri su “Fiaccolate o discoteche?

  1. beh, questo accade perché la battaglia e alemanno sono accomunati dalla voglia di potere. noi no.

  2. Vedrai se lei nn si è guadagnata la sua fetta di media x il 24, direi che bisognerebbe essere anche lì, tutti uniti e compatti! sotto la rainbow

  3. e adesso magari dobbiamo cominciare a pensare che non possiamo stare ogni venerdì in un solo luogo.
    forse dobbiamo cominciare con due contemporaneamente, 4, 8, 16, 32… come le cellule che si riproducono.
    cellule buone che combattono il tumore del pregiudizio. un virus di conoscenza e di micro lotta all’ignoranza.
    riprendersi la città vuol dire anche questo essere tanti ed essere presenti dove sta la gente per parlare comunicare e diradare le nebbie delle coscienze. è solo un’idea…

    1. si è una idea, ma le parole magiche le hai dette: “essere tanti” per poter essere presenti ovunque…
      cominciamo a lavorare su questo, numero e visibilità…

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