Marino

Ieri sera non ero al GayVillage ma a vedere l’ultima uscita di Harry Potter.
Era un impegno già preso e non potevo rinviarlo.
Sapevo della presenza del Senatore Ignazio Marino sul palco a presentare la sua candidatura alla segreteria del PD, daltronde in questa settimana appena trascorsa non si parlava d’altro.
Stamani ho chiaramente cominciato a cercare tra le mie fonti feedback relativi la serata a cui sapevo avrebbero preso parte parecchie mie conoscenze.
Ed ho trovato diverse cose.

Ho letto ad esempio su GayNews24 un intervento di Andrea Maccarrone nel quale il buon Andrea imputa la mancanza di posizione su norme contro l’omofobia ed il semplicistico parlare del cavallo di battaglia del momento, il riconoscimento delle famiglie, per il quale Marino perferisce una legge sulle Civil Partnership come in Inghilterra e/o Germania. Una soluzione già in uso altrove quindi e non una “all’italiana“.
Su NotizieGay leggo di “bidone Marino“. Su Queerway una analisi spietata dell’evento.

Rispetto tutte e tre le posizioni, e trovo molto di condivisibile in tutti e tre gli interventi.

Per quanto mi riguarda, ho deciso di seguire una via diversa. Contrariamente a quanto detto in precedenza – per fortuna cambiare idea è ancora lecito – ho deciso di prendere la tessera del PD e di appoggiare la candidatura di Marino fino all’elezione del nuovo segretario.
La mia scelta – sia chiaro – non è di entrare a far parte del PD. Restituirò la tessera il giorno dopo l’elezione del nuovo segretario qualora questi non sarà Marino.
E anche dopo, qualora Marino riuscisse a divenire segretario ma non riuscisse a fare del PD un partito realmente laico e libero da tutti i vecchi schemi che lo hanno fino a qui portato ad essere il partito che è.

Infine, in merito alle Civil Partnership introdotte da Marino, sono sinceramente soddisfatto della proposta per diversi motivi.
Penso che parlare di matrimonio – sebbene rivoluzionario e giusto – sia in questo momento perdente. Ritengo invece inteligente una norma riservata esclusivamente a tutte le coppie omosessuali che dia piena uguaglianza e cittadinanza, sebbene con un nome diverso. Diciamocelo chiaro, il nome è una sottigliezza. Ciò che realmente conta è l’idea che viene diffusa di una unione riconosciuta e pertanto da accettare, da rispettare.
E’ una battaglia culturale affermare che non è il nome a fare la differenza.

Vediamo cosa accade. Provo a sostenere di fatto e non solo a voce qualcosa che in ogni caso esce dagli schemi fino ad oggi visti. E se son rose fioriranno.

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16 thoughts on “Marino

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    1. sul cannocchiale me ne dava una diversa, e io poi c’avevo quella de hotmail…
      allora dato che gmail m’ha perso tutti gli indirizzi, memorizzo questa come ufficiale??

  1. credo che l’idea di Marino sia più o meno quella che ventila Vlay (o almeno lo spero perchè sennò è peggio del nulla odierno!). Se parliamo di CP voglio credere che sia per tutte le coppie non sposate e non sono per gay e lesbiche perchè sennò le motivazioni potrebbero essere ben più che discriminanti.

    Sulla tessera non so… Mi diverte l’idea di giocare a vedere che succede ma allo stesso tempo penso che se una situazione simile fosse in un altro partito non ci penseremmo nemmeno a farla quindi perchè per il PD ci pensiamo?
    Perchè è uno dei due grandi partiti destinati a rimanere o è perchè, in fondo, ad un partito progressista, laico e inclusivo ci crediamo?
    Io questa domanda me la sono posta e ancora non riesco a darmi una risposta… e dovrò decidere entro domani!

    1. andrea anche io spero che le CP di marino siano totali in termini di diritti/doveri, altrimenti avrò regalato con gian 40€ al PD… la nostra tessera è a tempo determinato… se son rose fioriranno.
      perché al PD diamo u na chance? per semplice calcolo. visti i numeri è l’unico su cui si possa puntare al momento…
      gli altri – che comunque ho votato e non escludo di continuare a farlo – parlano di matrimonio è vero, ma hanno una concezione della società un po “datata” che a mio modestisimo giudizio non li farà andare molto avanti…
      ma anche li, staremo a vedere…

      1. ehmmmm io quando mi riferivo agli altri mica mi riferivo a quelli che parlano di matrimonio (che sono quanti? due?) ma proprio agli Altri… quelli cattivi! (ammesso che consideriamo il PD buono e gli Altri cattivi ovviamente!) 😉

  2. Ciao 🙂 Io penso sia un errore dire che “il nome è una sottigliezza”, e che sia un errore dire che sarebbe giusto limitare una eventuale partnership esclusivamente alle coppie omosessuali. Io infatti voglio per il mio futuro la libertà di sposarmi nel vero senso della parola, non voglio essere ritenuto degno al massimo di scimmiottare chi si sposa nel vero senso della parola… essere gay non deve più essere scusa per poter marchiare i gay come persone di serie b… poi, se proprio di partnership si vuol parlare, si può benissimo fare come ha fatto l’Olanda nel 1998 e come ha fatto la capitale degli Stati Uniti Washington DC: creare una partnership, con praticamente tutte le conseguenze legali del matrimonio, aperta a coppie di qualunque sesso… di modo da non costituire un ghetto legale ‘sostitutivo’ della libertà di matrimonio delle persone omosessuali.

    1. ciao vlay, benvenuto 🙂
      non sono mai stato dell’idea che utto è nel nome, mi spiace, io guardo al contenuto e se le CP sono equivalenti in termini di diritti e doveri al matrimonio – e non uno scimmiottamento dello stesso – per me è ok…
      non ti nascondo che non rammento bene le formue inglesi e tedesche, andrò a vedere e ad informarmi…
      quel che conta per me adesso è raggiungere un risultato.
      per il discorso “ghetto legale” sono più anticonformista: gli etero hanno la possibilità di sposarsi in chiesa, civilmente, di non sposarsi, ben tre scelte ognuna con propri diritti e doveri, penso che al momento per loro possa bastare cosi.
      noi? nessuna scelta, allora dal momento che io non vedo etero stracciarsi le vesta per i nostri diritti allora preferisco una CP per soli omo.

      1. Fabio…
        Ma il nome è molto importante. Come chiamiamo le cose importa, conferisce dignità e rispetto o al contrario sminuisce e denigra. Perché, solo per il fatto di essere gay, non devo essere considerato degno del matrimonio? A me sinceramente non sembra affatto la stessa cosa essere sposati, uniti in matrimonio, mariti, coniugi oppure essere partner civili, partner registrati, compagni, uniti. A me un matrimonio che non è vero matrimonio, lo scimmiottare il matrimonio, non sembra affatto equivalente al contrarre matrimonio. Se gli etero hanno la possibilità di sposarsi in qualche Chiesa (se la chiesa accetta), in Municipio o di non sposarsi… è giusto che ai gay vengano date le medesime possibilità: la possibilità di sposarsi in Chiesa se ovviamente qualche Chiesa accetta, la possibilità di sposarsi in Municipio e la possibilità di non sposarsi. Nel momento in cui si crea una unione alternativa vuol dire che non si va a permettere ai gay il matrimonio vero ma “dell’altro”… è una cosa diversa, un riconoscimento diverso, anche se comporta simili conseguenze legali… quindi non vedo il motivo per cui non permettere questo nuovo tipo di riconoscimento a tutti, ma limitarlo solo ai gay facendolo divenire uno scimmiottamento-ghetto del matrimonio vero.

      2. @vlay: sarà come dici; secondo me la differenza è nel peso e nel significato che diamo alle cose. alla base di tutto c’è esclusivamente un problema culturale che se posso eliminare con un nome diverso allora lo elimino, vado oltre, provo ad andare alla radice… io non penso mi sentirò discriminato se riuscirò ad avere una “civil partnership” col mio compagno, mi sentirò forse diverso da una coppia sposata, ma diverso lo sono già per cui nulla di nuovo sotto al sole 😉 mi basteranno i diritti che avrò (che immagino essere totali)…

      3. Fabio… ecco il punto: tu scrivi “mi sentirò forse diverso rispetto a una coppia sposata” e poi scrivi “ma diverso lo sono già”. Te quindi ritieni l’essere omosessuale un qualcosa che è per sua natura rende i gay persone da escludere dal matrimonio. E’ questo che non capisco e che mi sembra assurdo… il trattarci noi per primi da “alieni” rispetto al resto del mondo. Non ne vedo la ragione. Etero e gay sono entrambi persone che fanno sesso con, e si innamorano di, altre persone… che diritto ha lo Stato di mettersi a dire che gli etero sono degni del matrimonio e i gay solo di un qualcosa che lo imita? Poi, scusa, ma in che modo la partnership a cui ci stiamo riferendo sarebbe una logica conseguenza della nostra supposta “differenza”? Capirei la logica del tuo ragionamento se tu ti riferissi a una partnership con regole diverse da quelle che disciplinano il matrimonio… ma qui si sta parlando di ipotetiche partnership che nelle regole di accesso e di vita (simil-)coniugale mimano il matrimonio. Che senso ha dire che vogliamo dell’altro poiché, a tuo dire, siamo ‘differenti’ se poi alla fine ciò per cui si tifa e un meccanismo legale che ha le stesse regole di quello classico?
        Veramente… è un qualcosa di astruso, illogico a mio avviso.

      4. PS: Il problema culturale non lo si elimina conservando l’esclusione dal matrimonio e creando un ghetto per gay privo di quella portata sociale che solo il matrimonio ha… ma cancellando l’esclusione dal matrimonio.

      5. vlay io ho semplicemente detto diverso, che è un dato di fatto, non mettermi parole in bocca che non ho detto.
        e poi smettiamola di normalizzarci a tutti i costi. son stanco di vivere in un mondo normale, io voglio un mondo speciale! e smettiamola anche con questa idea meschina dei ghetti, perché un istituto ad hoc non è un ghetto se vogliamo, tutt’altro.
        è sempre la solita storia: le disco per soli uomini sono ghetti, le unioni civili sono ghetti…
        a me sembra piuttosto che questa smania di uguaglianza rasenti il desiderio di scimmiottamento…

        e non si fa cultura appiattendo tutto su un solo modello…

      6. Fabio…
        Qui non si vuole appiattire tutto su un modello, si vuole semplicemente che i gay siano considerati anch’essi degni del matrimonio vero e non solo di un’imitazione apposita del matrimonio vero. Che poi qualcuno proponga creare un’unione alternativa… ma ben venga. Io non ho nulla in contrario. Quello a cui mi riferisco è che ognuno deve essere libero di scegliere quale assetto dare alla propria vita senza vedersi imposte dall’alto determinate soluzioni solo perché ha una determinata sessualità piuttosto che un’altra: etero e gay dovrebbero essere entrambi liberi di coabitare senza riconoscimento, stipulare un eventuale pacs o partnership, unirsi in matrimonio civile. Cioè… lo Stato la deve piantare di trattare i gay come persone a se stanti, proprio perché non lo sono… i gay, come gli etero, sono uno diverso dall’altro: c’è chi sogna di unirsi in matrimonio con la persona che ama, c’è chi sente più appartenente alla propria vita un’eventuale unione registrata alternativa tipo pacs o partnership… allo stesso modo ci sono gli etero che sognano di unirsi in matrimonio con la persona amata e ci sono etero che sentono più appartenenti alla propria vita eventuali pacs o partnership. Riguardo al termine “ghetto”… da che mondo e mondo un ghetto è un qualcosa di apposito in cui rifilare delle minoranze al posto di permettere a tutti senza discriminazioni di poter fare o avere le medesime cose; la partnership che vorrebbe marino qui calza a pennello; e il termine “scimmiottamento” indica un’imitazione; anche qui la partnership di Marino calza a pennello con questo termine. Le discoteche a cui tu ti riferisci non c’entrano nulla: non sono obbligatorie per qualunque gay desiderasse passare una serata di svago… ma sono una libera scelta dei gay; la partnership che sostieni sarebbe, al contrario, una via obbligata per qualsiasi gay desiderasse ufficializzare la propria vita affettiva.

        In ogni caso… se anche tu avessi ragione in tutto il tuo discorso… non vedo come creare un’unione registrata con le stesse regole del matrimonio (questo propone Marino, questo è in vigore in Inghilterra) possa costituire un modello ‘innovativo’ in grado di giustificare a livello razionale la voglia di un qualcosa di ‘speciale’ e non una sorta di appiattimento sul modello nuziale classico.
        L’unico effetto che una tale legge avrebbe è di privare gay e lesbiche del riconoscimento di “matrimonio”. Non sarebbe affatto un modello nuovo di relazione ufficializzata (quello lo sarebbe il Pacs, che ha delle regole diverse rispetto al matrimonio).

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