4 chiacchiere trans noi

Per un uomo, le erezioni spontanee, cosi come quelle al risveglio, sono motivo di tranquillità. Gli uomini le usano per monitorare – nel bene e nel male, giusto o sbagliato che sia – la propria mascolinità. Avete mai pensato che per qualcuno possano esser motivo di dispiacere, dolore?

Ecco, l’esempio è di quelli forti, ma sicuramente è quello che colpisce di più. Avrei potuto trovarne di più semplici come ad esempio “dove si cambia una persona transessuale in palestra?“, domanda che personalmente mi son fatto anni fa quando ero membro di una associazione sportiva dilettantistica e fummo contattati appunto da una persona transessuale che voleva nuotare con noi.
Ecco, questa è una delle tante cose che su cui si è riflettuto ieri sera, in una bella e lunghissima chiacchierata con una amica transessuale che ha provato a far capire ad alcuni ragazzi e ragazze giovani del PD – che non avevano mai avuto occasione di parlare con una persona transessuale – cosa vuol dire essere una persona transessuale al di la dei soliti stereotipi a cui siamo abituati a pensare un po tutti grazie anche alla TV che propone trasmissioni tipo quelle della D’Urso e di Gilletti ai tempi del “caso Marrazzo” e mai servizi realmente informativi.

Perché io credo ancora che non esiste nulla di meglio che conoscere la realtà delle cose per poi poterle affrontare, capire, non necessariamente condividerle.
Perché se non ci raccontano il disagio che si prova guardandosi allo specchio senza riconoscersi o vedendosi brutti/e nella fase di transito, l’inadeguatezza a dover portare in tasca documenti che non ci identificano quello che in realtà siamo, l’ansia di dover aspettare una sentenza di un giudice per poterci finalmente chiamare come vogliamo, son certo noi non arriveremo mai nemmeno a pensare che tutto ciò si possa provare.

Son certo che quanto detto ieri ha lasciato il segno anche per la grazia e la delicatezza di chi ci ha raccontato, che ha risposto a tutte le domande cha avevano ragione di esser fatte, domande a volte personali che potevano sembrare ciniche ma che in realtà venivano dallo stupore di chi realizza quanto c’è intorno a noi che non viene visto.

E ciò che resterà son certo è la chiara consapevolezza che ci vuole tempo, pazienza e disponibilità anche a venirsi incontro da parte di tutti per percorrere un simile cammino. Un cammino lungo e doloroso fatto però per poter dire alla fine – finalmente – eccomi.

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