Riposo

Avrei bisogno di un paio di giorni di riposo. e non vale che sta arrivando il weekend perché in quei giorni ci son sempre da smaltire gli accumli della settimana appena trascorsa.

No, avrei proprio bisogno di un paio di giorni per svegliarmi con calma, senza magari la sveglia, e per andare poi la sera a dormire con la stessa calma, quando mi viene sonno e senza pensare alla sveglia che inesorabilmente suona il giorno dopo.

Ed avrei bisogno di staccare la corrente, come si fa con i pc per fargli scaricare quanto hanno nella memoria temporanea, fare un OFF/ON per ricominciare da zero… avere il tempo per riordinare tutti i pensieri, trovare gli incastri per recuperare il tempo per tutte le cose che vorrei fare e non faccio.

La differenza tra noi e loro

Se noi italiani abbiamo la Bindi che vuole lasciare gli orfani in africa invece che darli in adozione ad una coppia gay, loro – gli americani – hanno Rick Santorum che in corsa per le primarie del partito repubblicano (scritto tutto minuscolo) ha affermato che per un bambino sarebbe meglio avere un padre in carcere piuttosto che due padri gay a casa, e diverse altre amenità simili.

Ma la differenza a cui faccio riferimento io nel titolo di questo post ovviamente è un altra.
La differenza sta nel fatto che loro – gli americani – hanno l’Huffington Post e noi no. E l’Huffington Post ha una sezione che si chiama “Huffington Post – Gay Voice”.
Ecco la differenza.

Immaginate una testata con su scritto “Corriere della Sera – Gay Voice”? Sinceramente io no.

Questi dell’Huffington Post inoltre fanno le cose con criterio, per cui a Santorum rispondono con l’articolo “Looking at Family with Sean Maher” in cui l’autrice parla con Sean Maher – stella della TV che ha dichiarato di essere gay, di avere un partner e 2 figli – di famiglia.
Oppure si permettono il lusso di pubblicare foto di Neil Patrick Harris e David Burtka prese da AUT con i loro gemelli oltre all’itervista ai due facente parte di una serie di 13 a coppie gay/lesbiche famose che terminerà a S. Valentino.

Ecco noi non abbiamo l’Huffington Post, o almeno non ancora.
E’ di oggi la notizia dell’accordo tra il gruppo editoriale Espresso e Huffington Post per la versione italiana di quest’ultimo.
Bisogna aspettare qualche mese e vedremo.

SOPA: protesta contro la censura

Chi accede oggi alla pagina home di WordPress vede questa immagine funerea.
Qui una spiegazione del perché.

Anche BigG si è data da fare per opporsi anche con una campagna di raccolta firme.

Cos’è SOPA? Basta fare un salto su Wikipedia ed esercitare il nostro diritto/dovere fondamentale: informarsi.

Questione GLBT – La risposta di Giovanni Bachelet

Ricevo – con piacere – la risposta di Giovanni Bachelet alla mia lettera inviata domenica e come da accordi la ripubblico qui per intero.

Caro Fabio,

grazie per la tua domanda, che mi consente di illustrare, al tempo stesso, un punto particolare e il senso generale del mio programma.

In questi giorni, in uno dei primissimi incontri che ho avuto con il nuovo Ministro dell’Istruzione come presidente del Forum Nazionale Istruzione del PD, gli ho fra l’altro segnalato la recente ricerca Arcigay sul bullismo omofobico nelle scuole, ribadendo l’auspicio, espresso in un’intervista all’Unità lo scorso 21 novembre (vedi http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/unita211111.pdf), di qualche gesto simbolico: una sua visita al gruppo “Bocconi Equal Students”, per esempio, oppure l’elogio di quell’università per aver espulso lo studente protagonista di scritte e insulti omofobi la scorsa primavera (negli stessi giorni in cui il Parlamento si rifiutava vergognosamente di approvare la legge contro l’omofobia).

Una legge contro l’omofobia è, evidentemente, una richiesta minima. Che perfino su una simile legge la destra ponga un veto non succede “in nessun paese”, per citare il titolo di un libro di Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD, il piú alto in grado fra i miei supporter dopo la presidente Bindi. Questo però suggerisce che la battaglia per espandere i diritti LGBT e rivedere complessivamente il diritto di famiglia alla luce delle trasformazioni in atto nella società italiana è una battaglia dura. Fra tutti i miei video su Youtube, la mia adesione all’ultimo Gay Pride (http://www.youtube.com/watch?v=h-2HukF8h8g) è uno dei pochi che abbia qualche commento negativo e qualche “non mi piace”. In un paese dove un leader politico che definisce la premier tedesca una culona inchiavabile e racconta barzellette omofobe viene premiato dal voto popolare per oltre quindici anni, un politico opportunista su questi temi non si pronuncia, o si pronuncia con qualche belato buonista. A me però tanti anni fa, quando lavoravo negli USA, un vecchio collega ha spiegato un concetto, automatico in inglese (“a leader should lead, not follow”), che non ho dimenticato: un leader politico dovrebbe guidare la pubblica opinione, non inseguirla. Per questo motivo, pur sapendo che questa scelta mi costerà qualche consenso, e pur pensando che il tema del diritto di famiglia sia complesso e vada rivisto simultaneamente su diversi fronti (vedi anche http://www.youtube.com/watch?v=eVorvW-14L0), lo scorso ottobre ho deciso di aderire a un appello per una rete Lgbt nel Pd e a favore del matrimonio omosessuale, promosso da Ivan Scalfarotto sulla scia di infelici dichiarazioni di Massimo D’Alema. Trovi in proposito una mia lunga intervista alle pagine 5, 6 e 7 di Adista (un’agenzia di stampa cattolica) dello scorso 15 ottobre, prima che fossi candidato alla segreteria del Pd Lazio (http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/Adista73_101011.pdf). Per questo stesso motivo molto prima, nell’estate 2010, ho dato il mio contributo al libro “Evviva la neve” di Delia Vaccarello (trovi il video di una delle sue presentazioni su http://www.youtube.com/watch?v=bjpTBYfDX1U), che mi aveva invitato a rispondere alle sue domande e condividere con lei nel corso della stesura impressioni e sentimenti sulla transessualità, tema sul quale prima ero del tutto impreparato e che grazie a Delia ho appreso nei suoi diversi aspetti psicologici, relazionali, medici e legislativi.

Perché sottolineare che tutto questo avviene prima della mia candidatura alla segreteria del Lazio? Lo spiega lo slogan scelto per presentare la prima volta la mia candidatura lo scorso 15 dicembre (vedi http://www.eadessoilpdlazio.it/?p=549): rendere conto del passato per un futuro credibile. Per valutare un candidato conta piú quel che ha fatto e fa di quel che scrive nel programma. Le mie prese di posizione degli ultimi tre anni te le ho dette. Aggiungo che nel gruppo che da oltre sei mesi discute del PD Lazio rivestono un ruolo chiave persone di ogni orientamento sessuale, non solo perché lavorano alla campagna ma perché mi hanno spinto a candidarmi e hanno fornito idee e strumenti di azione politica efficace. Non mi sarei imbarcato in questa avventura se non mi ci avesse spinto Cristiana Alicata. Ma vorrei sottolineare che lei o Riccardo Camilleri o altri gay e lesbiche dichiarati del mio gruppo non giocano a fare il sindacato dei gay e io il sindacato dei cattolici: siamo uniti dal progetto politico complessivo di una città, una regione, un paese migliore; siamo a disagio in un partito federazione di tribú, di ex, di corporazioni, di identità immiscibili; ci siamo stufati di un partito collezione di “figurine Panini”, nel quale il diritto di ciascuno a parlare ed esistere è direttamente proporzionale all’incapacità di mescolarsi e capire le ragioni degli altri, alla cocciuta volontà di recitare sempre lo stesso film, fornendo di se stessi e della propria comunità una caricatura e del PD l’immagine di un manicomio, e per giunta un manicomio del novecento e non del duemila.. Fra noi si lavora e si vale per quello che si sa fare, non per la propria provenienza partitica o correntizia o religiosa, e nemmeno per la propria identità etnica, di genere, nemmeno per il proprio orientamento sessuale. E’ questo il PD Lazio che la mia candidatura vorrebbe far emergere.

Aggiungo, e con questo concludo, che non è per caso se non hai trovato menzione esplicita dei temi sui quali mi hai interpellato come candidato. Non solo sui diritti, ma anche su tutto il resto, il mio programma non è volutamente andato al di là dei titoli, dando la priorità assoluta alla ricostruzione di un partito democratico degno del nome e dell’aggettivo, che fa quel che dice e dice quel che fa. Come parlare per esempio di parità di genere, contenuta nei nostri documenti fondativi, quando di 15 eletti PD in Regione 14 sono uomini e solo una è donna? Come parlare credibilmente di legalità se non rispettiamo i nostri stessi documenti, o promuoviamo affissioni abusive, o paghiamo in nero i nostri collaboratori parlamentari? Insomma, per lasciare la parola al mio programma, “…enunciazioni di principio su cui tutti concordiamo e dettagliati ma improbabili libri dei sogni non bastano a rilanciare il PD e portarlo di nuovo a vincere nel Lazio, a federare i progressisti come vent’anni fa, a individuare in tempi difficili per il Paese programmi e candidati. Per questo servono soprattutto priorità chiare e persone credibili: una nuova generazione di dirigenti e amministratori democratici capaci di una visione e quindi di un rilancio organico di legalità, lavoro, diritti, ambiente, trasporti, ricerca, istruzione, sanità, immigrazione. Ciò però richiede preliminarmente che riprenda ovunque a vivere e funzionare un partito oggi vivo e vegeto in alcuni circoli e amministrazioni, ma purtroppo non ovunque; un partito degno dell’aggettivo democratico, che funzioni in modo partecipato, nel quale l’unità sia frutto di competizione trasparente fra programmi e candidati alternativi, non di un oceanico, oscuro ed eterogeneo patto di potere che, come già avvenuto, produce maggioranze tanto ampie quanto effimere e rissose, perché finalizzate all’ennesimo rimpasto degli eterni eletti e dirigenti laziali dell’ultimo ventennio, ormai a corto di idee e di energie per il futuro.”

Grazie se hai letto fin qui! Un carissimo saluto,
Giovanni Bachelet

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